FILM
"NON E' GIUSTO"
un film per l'infanzia
recensione a cura di
ASIA Onlus
Il film nasce dall'esigenza di dare visibilità alle realtà più piccole,
sostenendo l’importanza di una società a “grandezze diverse”, di un
mondo visibile per tutti. Si vuole offrire una voce contro l’ingiustizia
dei grandi che non rispettano i bambini, i loro sentimenti, le loro
richieste, violando di continuo l’integrità della loro esistenza. Il
filo comune che lega il lavoro di A.S.I.A. al film Non è giusto è il
desiderio di aiutare tutti i bambini della terra, con le loro diverse
problematiche, nelle diverse culture e realtà sociali, a vivere una vita
migliore e a crescere come uomini liberi e felici. I produttori di Non è
giusto, destineranno parte degli incassi per sostenere un progetto di A.S.I.A., mirato ad aumentare l’accessibilità all’educazione primaria
dei bambini nomadi del villaggio di Shala, nella prefettura di Huangnan,
nella provincia del Qinghai, Repubblica Popolare Cinese.
"ESSERE E AVERE"
un film
di Nicolas Philibert
recensione a cura di Caterina Farinelli
Sin troppo ovvio forse.
Un titolo così ovvio che riassume perfettamente in sé la preziosa
ovvietà dell’intera vicenda rappresentata. Vita di scuola, quando si è
ancora piccoli, quando le stagioni si capiscono perché si vedono, quando
gli amici sono tali perché sono anche, talvolta, nemici, quando il buon
gigante che insegna a leggere e a scrivere ci addita anche quell’enorme
finestra da cui guardiamo, perplessi e incuriositi, il mondo dei grandi.
Più o meno va sempre così.
Il documento di Philibert scorre con il ritmo pacato e naturale dei
nostri anni più belli, ma è tutt’altro che tediosa cantilena o
filastrocca da pubblicità “acchiappamammine”. Qui i bambini sono veri,
mettono generosamente le dita nel naso, si sporcano e non vorrebbero
lavarsi, litigano e indugiano a far pace, si distraggono e non sanno le
tabelline, si chiudono in ostinati silenzi e magari piangono quando
vogliono comunicare qualcosa di importante. Ma, soprattutto, crescono e
cambiano. Ci si domanda, ad un certo punto, se davvero la macchina da
presa abbia voluto soltanto offrire come semplice sfondo alla
quotidianità di questi piccoli l’accattivante spettacolo della campagna
dell’Auvergne, nei suoi immutabili cicli di morte e rinascita, o se,
invece, non sia stato esattamente il contrario.
Il risultato prodotto da questa continua alternanza di fuochi è,
comunque, estremamente coinvolgente e dilata con abile e
leggerissima mano il confine assolutamente realistico della vicenda,
dandole il pieno respiro di grandiosa metafora del tempo che passa. Un
paio di momenti sembrano ben scandire questo senso altro del tutto. Il
maestro, interrompendo i suoi lavori con le piante del giardino, si
ferma qualche istante per raccontare di sé, delle proprie origini
soprattutto, dei propri inizi e dei propri genitori. E di nuovo il
maestro, durante una lezione ai più grandi, spiega loro che tra un anno
e mezzo andrà in pensione, ma che allora vorrà fare altre cose…
La vita come ovvio, continuo divenire, come ripetitivo percorso di uno
scuolabus, come scoperta di colori, di parole, di numeri vecchi
quanto il mondo, eppure sempre straordinariamente nuovi agli occhi di
chi per la prima volta li apprende. La scuola come prima formidabile
occasione di confronto – e sicuramente anche di scontro - con tutto ciò
che è diverso, che spesso può non piacere, che non sempre è bello e
facile capire e mettere in pratica. L’impressione, insomma, di una sorta
di prova generale della vita. Quando e dove tutto è ancora aperto, le
domande infinite e imprevedibili, ma le risposte da costruire una ad
una, con intelligente pazienza e amoroso rispetto, una per ognuno dei
tredici bimbi. Quando tutto è in gioco ed è un gioco, tutto è ancora,
semplicemente, l’insostituibile scoperta di “essere e avere”. |
|