Indirizzi regionali per l'attuazione della Legge 285/97 – 1997/1999

Criteri e priorità per l'attuazione della Legge






1.1 Premessa

 

La legge n. 285/97 ha una filosofia fortemente innovativa, che emerge già nel titolo, laddove si parla di promozione di diritti ed opportunità per l'infanzia e l'adolescenza. L'obiettivo è quello di rivolgersi all'intero universo dei bambini e degli adolescenti (0‑ 18), in una logica che assume il disagio e le situazioni di difficoltà, marginalità e rischio sociale, nelle quali si trovano molti bambini e le loro famiglie, all'interno di un quadro di interventi fortemente promozionali, mirati a riconoscere i minori come soggetti di diritti e ad attivare progetti che li vedano direttamente come protagonisti.

Se infatti consideriamo gli articoli 4, 5, 6, e 7, Vediamo che l'art. 4 prevede una serie di interventi rivolti soprattutto ai soggetti più in difficoltà (situazioni di povertà, disagio sociale, disabilità, malattia, abuso e violenza, madri sole con figli a carico in grave difficoltà), mentre gli art. 6 e 7 prefigurano interventi rivolti a tutti i bambini e gli adolescenti in una logica di riconoscimento dei loro diritti, di promozione di un loro protagonismo come gruppo sociale, di offerte dì opportunità nella vita quotidiana (politiche degli spazi nelle città, consigli dei ragazzi, iniziative di aggregazione sociale di sensibilizzazione culturale).

Un discorso a parte va fatto per l'art. 5, che riguarda l'attivazione dì servizi educativi rivolti ai bambini di età da 0 ‑ 3 anni, che , come si legge nello stesso articolo non sono sostitutive dei nidi. E' noto come il Ministro in questo caso abbia voluto sostanzialmente dare due messaggi: da un lato, orientare l'attenzione agli interventi rivolti ai bambini più piccoli e alle loro famiglie, sottolineandone la priorità, a fronte di una forte carenza di servizi, in particolare nel meridione, per questa fascia di età; dall'altro lato segnalare la necessità di una nuova legge nazionale sui servizi per l'infanzia che riordini e qualifichi il settore.

Altro elemento importante della legge è la logica di integrazione degli interventi e delle competenze e la sollecitazione agli enti locali ad esercitare un ruolo di

‑governo dell'insieme delle risorse presenti a livello territoriale, superando la frammentarietà e la mancanza di dialogo dentro e tra le amministrazioni pubbliche.

La collaborazione tra tutti i soggetti pubblici e privati che operano a favore dell'infanzia e dell'adolescenza (comuni, provincie, Provveditorato  agli studi, ASL, associazionismo, cooperazione sociale .... ), è promossa attraverso la stipula di accordi di programma.

 

Viene posto l'accento sulla necessità della valutazione degli interventi preve­dendo una funzione regionale di valutazione dell'efficacia e dell'efficienza delle attività realizzate e della loro qualità.

Si sottolinea infine la necessità ad operare secondo tempi e modalità di lavoro predefiniti e condivisi da tutti i soggetti coinvolti al fine di evitare sprechi di risorse ed efficacia degli interventi.

 

1.2 La situazione regionale

 

In Umbria i problemi che ci troviamo di fronte nell'attuazione della legge sono di diversa natura: istituzionale, organizzativa e culturale. Essi riguardano:

‑ una frammentazione delle competenze tra le diverse amministrazioni (comuni, province, ASL, scuola) e tra i diversi soggetti impegnati nel settore, che ha prodotto una visione parziale dei problemi dell'infanzia e dell'adolescenza, conseguente ad una politica e ad una organizzazione tradizionalmente basate sulle competenze attribuite alle diverse istituzioni da nonne dì settore, o in risposta ai bisogni di categorie specifiche dì cittadini con problemi particolari, piuttosto che sui soggetti concepiti in modo unitario;

‑ una certa residualità dell'attenzione all'infanzia nelle politiche sociali con un conseguente prevalere delle risposte dì tipo assistenziale e riparatorio su quelle preventive. Occorre spostare l'asse dell'intervento dal disagio conclamato alla prevenzione del rischio. Occorre peraltro trasformare anche gli interventi più tradizionalmente assistenziali in un'ottica di inserimento nella comunità e di creazione di condizioni dì normalità;

‑ una innovazione modesta sul piano progettuale a livello locale, anche se con dif­ferenze territoriali. Le esperienze significative realizzate da alcuni enti locali e associazioni potrebbero diventare una base di lavoro per lo sviluppo delle iniziative nel settore aumentando la conoscenza e la comunicazione. Si potrebbe introdurre, anche approfittando della legge, modalità sistematiche di conforto all'interno degli ambiti territoriali definiti, per ottimizzare il lavoro e creare punti differenziati di specializzazione sui singoli temi.

Per favorire l'innovazione, uno degli scopi fondamentali della legge, particolarmente per gli interventi previsti agli articoli 6 e 7, che sono scarsamente presenti, occorre pensare a specifiche iniziative di promozione della legge.

 

1.3 Gli obiettivi dei piano regionale nel triennio 1997/99

 

Attraverso l'attuazione della legge 285 si intende operare prioritariamente per perseguire le seguenti finalità:

‑ sperimentare interventi innovativi in ambiti quali la condizione urbana, i servizi per la prima infanzia e il supporto alla genitorialità, la socialità e l'associazionismo dei ragazzi e delle ragazze;

‑ potenziare il complesso delle azioni preventive del disagio e della istituzionaliz­zazione in un'ottica di promozione della qualità della vita di tutte le bambine e i bambini;

‑ creare supporti in grado di rispondere adeguatamente alle emergenze.

 

1.4 Modalità di realizzazione degli interventi

 

Nel progettare e realizzare i piani territoriali di intervento occorre partire dalle condizioni e dai bisogni evolutivi dell',infanzia e dell'adolescenza, mettendo al centro bambine e bambini.

Le opzioni di fondo che orientano l'analisi e l'ideazione nel rapportarsi all'universo infantile riguardano:

‑ la differenza di sesso: il riconoscimento e la messa in valore della differenza di sesso, che segna complessivamente gli interventi, nelle strategie di ascolto, nella progettazione e nelle pratiche dei servizi, nella formazione degli operatori;

‑ il protagonismo delle bambine e dei bambini: la partecipazione alla progettazione e realizzazione degli interventi ad essi rivolti, la presa in carico del loro punto di vista nel ripensare aspetti dell'organizzazione sociale, nell'ottica di favorire una precoce partecipazione sociale e soprattutto di rendere efficaci gli interventi;

‑ l'interazione fra finalità promozionali e di reinserimento. Ogni intervento è segnato da una finalità promozionale in relazione all'obiettivo fondamentale di sviluppare le potenzialità dì tutte le bambine e i bambini. Ciò significa che, nelle differenti intensità, ogni intervento va pensato assumendo la diversità come risorsa (la diversità derivante dalla provenienza etnica, dalle condizioni sociali, da disabilità psicofisiche), trovando il collegamento fra finalità promozionale, preventiva e di reinserimento;

- l'integrazione e la continuità. Ad un'ottica ecologica dello sviluppo infantile cor­risponde un'ottica ecologica nell'ideazione e realizzazione dei servizi, verso un buon livello di integrazione e continuità degli interventi.

Per realizzare progetti integrati a misura dell'infanzia occorre:

-                      ricomporre ottiche di settore quali quella educativa, sociale, culturale sanitaria

-                      raccordare norme e programmi istituzionali diversi;

-                      prendere in considerazione le condizioni dalla vita infantile in agenzie e ambienti di vita diversi (scuola, famiglia, città) e favorire la continuità e la qualità dello sviluppo;

-                      operare tenendo conto della rete di relazioni nelle quali le bambine e i bambini crescono, tra coetanei e con gli adulti.

A tal fine occorre pensare a servizi che operino in rete.

 

1.5 Tipologie di intervento

 

Questo primo tentativo di disegnare una rete di servizi per l'infanzia e l'adole­scenza, che dovrà ulteriormente svilupparsi e specificarsi in relazione all'attuazione degli interventi previsti dalla legge, nonché alla programmazione regionale in mate­ria di politiche sociali ed educative, ha nell'immediato lo scopo di:

- stimolare la progettazione e la programmazione a livello locale nella direzione della creazione di un sistema il più possibile integrato e a carattere promozionale degli interventi;

- offrire un quadro più chiaro e condiviso degli interventi in un linguaggio comune a tutti i soggetti interessati;

- impostare strumenti di rilevazione reciprocamente funzionali;

- individuare standard, requisiti di funzionalità dei servizi che rendano possibile la verifica degli interventi.

Si tratta di definire le diverse tipologie di interventi, laddove non già definite dalla normativa regionale vigente, rispetto agli obiettivi, ai destinatari, alla modalità di realizzazione e agli operatori.

Si è scelto in questa sede di operare un’aggregazione delle stesse secondo l’intensità, la finalità e il carattere prevalente, il livello di diffusione ottimale nel territorio, in un’ottica di sistema.

Lo schema che segue aggrega gli interventi secondo una crescente intensità (azioni, programmi, servizi, comunità residenziali o semiresidenziali), secondo la prevalente finalità promozionale, di contrasto, riabilitativa e il livello di diffusione ottimale.

Tra gli interventi segnalati alcuni corrispondono a strategie che dovrebbero essere assunte diffusamente dalle varie agenzie (scuola, enti locali ... ), per realizzare la propria attività, inaugurando modalità diverse di rapporto con l'infanzia e l'adolescenza, ovvero rappresentano azioni trasversali alla programmazione socio educativa e urbanistica di ogni centro urbano.

Si enucleano pertanto le seguenti aree di interventi:

 

1) Azioni strategiche

a) interventi per l'ascolto e la partecipazione di bambine e bambini alla progettazìone e alla realizzazione delle attività ad essi rivolte.

Tali azioni si propongono come una scelta metodologica e di forte valenza educativa nella realizzazione di tutti gli interventi. Anche attività di informazione, comunicazione, orientamento rivolte all'infanzia e all'adolescenza, quali i Centri di ascolto nelle scuole, gli sportelli giovani e gli informagiovani, i servizi di orientamento possono svolgere la loro funzione efficacemente solo attivando strategie partecipativi dei ragazzi e delle ragazze.

b) Interventi di informazione, sensibilizzazione, forni azione sulle problematiche della crescita e della qualità della vita quotidiana di bambine e bambini.

 

2) Interventi socio‑educativi territoriali

a) Interventi perla promozione di una finzione educativa della città, di implementazione e creazione di percorsi, occasioni, agenzie formative territoriali. Gli interventi sono finalizzati alla evidenziazione della vocazione educativa delle istituzioni, dei soggetti economici, culturali, sociali, operanti a livello territoriale, quali ad esempio biblioteche, musei, imprese produttive ... ; alla creazione di itinerari, materiali, centri educativi, che esaltino la funzione educativa della città quali i laboratori didattici territoriali …; al miglioramento della qualità dell’ambiente urbano;

b) Centri di aggregazione per l’adolescenza e la preadolescenza, attività di tempo libero, vacanze, associazionismo dei ragazzi e delle ragazze;

Raccordo con altre leggi ed interventi

Interventi per la qualità dell'istruzione e la lotta alla dispersione scolastica. (Osservatori provinciali del M.P.I.)

I Contratti di quartiere (Ministero dei Lavori pubblici).

Le città sostenibili delle bambine e dei bambini e le attività di educazione ambientale (Ministero dell'Ambiente).

Didattica museale.

Biblioteche/biblioteche ragazzi

 

3) Servizi socio educativi per la prima infanzia e interventi di sostegno alla genitorialità e alle relazioni intergenerazionali

a) Centri peri bambini

b) Centri per i bambini e le famiglie

c) Interventi di sostegno alla genitorialità

d) Interventi di sostegno alle donne e alle relazioni familiari

 

Raccordo con altri leggi ed interventi:

Asili nido

Tutela materno‑infantile

Servizi di sostegno alle famiglie

 

4) Interventi di prevenzione dei disagio, della istituzionalizzazione e di contrasto alla violenza e alla povertà

a) Minimo vitale, assistenza economica, interventi domiciliari

b) Interventi educativi territoriali e lavoro di strada

e) Affidamento familiare

d) Comunità educativa, comunità familiare, centro di pronta accoglienza, a carattere residenziale o semiresidenziale.

 

Raccordi con altre leggi ed interventi.

legge n. 216/91 "Interventi per i minori a rischio di coinvolgimento in attività criminose".

 

1.6 La definizione dei piani territoriali di intervento

 

Al fine di ottimizzare le risorse e favorire l'integrazione degli interventi e il raccordo interistituzionale previsti dalla legge,nonché per ridurre la complessità de­gli aspetti procedurali, si individua per ogni ambito distrettuale quale Comune capofila il Comune di maggiori dimensioni, con il compito di coordinare la progettazione degli interventi, promuovere l'accordo di programma e convocare la conferenza dei servizi.

Per ogni ambito territoriale viene predisposto un Piano territoriale consistente ìn alcuni progetti da realizzare attraverso un accordo di programma tra gli Enti locali e gli altri soggetti istituzionali.

Per la predisposizione delle proposte di progetti e di accordo di programma viene individuato un Gruppo dì progetto territoriale, coordinato dal Comune capofila, composto da responsabili e tecnici del settore, degli Enti locali e degli altri soggetti, nonché da rappresentanti del III Settore, con particolare riferimento ai soggetti che sono già impegnati ed esprimono esperienza e competenza negli interventi per l'in­fanzia e l'adolescenza.

Il Comune capofila convoca un incontro con i Comuni ricompresi nell'ambito territoriale, al fine di designare il Gruppo di progetto territoriale.

1 progetti afferenti a più ambiti territoriali ' sono presentati attraverso accordo di pro­gramma tra gli ambiti territoriali interessati.

Le Province possono presentare progetti partecipando ad accordi di pro a con i comuni interessati.

Per progetti che riguardano più ambiti territoriali e prevedono una program­mazione coordinata, i Comuni possono avvalersi della funzione di coordinamento delle Province.

 

1.7 Caratteristiche dei progetti

 

Ogni progetto deve contenerla definizione di: obiettivi, prestazioni, sede, at­trezzature e arredi, profilo professionale, formazione, quantità degli operatori, or­ganizzazione, coordinamento tecnico e organizzativo, modalità di verifica e di monitoraggio della qualità, modularizzazione della realizzazione nel triennio, costi, copertura dei costì anche attraverso contributo economico dell'Ente o di altri sogget­ti, azioni formative di ingresso e di supporto, azioni di documentazione e di divulgazione dei risultati delle attività. I Progetti devono essere immediatamente esecutivi.

 

1.8 Documentazione delle attività, monitoraggio della realizzazione dei piani territoriali e relazione di valutazione dell'efficacia della spesa

 

Per attività di documentazione e monitoraggio della realizzazione dei piani territoriali, al fine di svolgere l'azione di valutazione dell'efficacia della spesa soste­nuta e degli effetti degli interventi sulla popolazione minorile, la Giunta Regionale predispone un programma di intervento da attuare con la collaborazione del Comita­to Tecnico regionale e dei Gruppi di progetto territoriali. Tale attività, necessaria a consentire la predisposizione della relazione della Regione al Ministero della solida­rietà Sociale per la valutazione della efficacia della spesa, costituisce una prima sperimentazione di un percorso di raccolta di ìnformazioni sulla condizione minorile e di valutazione della qualità degli interventi sociali e socio educativi per l'infanzia e l'adolescenza.

 

1.9 Utilizzo del 5% ed iniziative regionali di formazione e informazione

 

Al fine di supportare attività di progettazione e realizzazione di servizi e interventi a livello territoriale la Regione predispone un programma di inizia­tive formative e informative da realizzare in forma di interscambio tra Regio­ni.

A tale scopo, in collaborazione con il Comitato Tecnico Regionale per l'attua­zione della legge, saranno programmati:

- iniziative formative rivolte ai gruppi territoriali di progetto;

- iniziative formative rivolte agli operatori dei servizi da attivare;

‑ materiali informativi di supporto alla progettazione;

- iniziative di qualificazioni per profili professionali innovativi, di cui nella definizione dei piani territoriali sia avvertita l'esìgenza.

 

 

 

TIPOLOGIE DEGLI INTERVENTI SOCIALI ED EDUCATIVI PER L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA

 

 

1.1 AZIONI STRATEGICHE

 

Definizione

Le azioni strategiche costituiscono modalità di attuazione degli interventi per l'infanzia e l'adolescenza, previsti nella Legge 285. Esse dovrebbero essere assunte diffusamente dalle varie agenzie (enti del governo locale, servizi per l'infanzia, scuola..) per realizzare la propria attività e consistono nell'assunzione di modalità diverse di rapporto con i bambini e le bambine e nella configurazione di un carattere trasversale dell'attenzione all'infanzia nella programmazione delle attività economiche, sociali, educative, culturali e urbanistiche della città.

Esse mirano fondamentalmente ad assumere la partecipazione e il protagonismo dei bambini e delle bambine nella vita sociale, all'interno delle agenzie e dei servizi ad essi deputate, nei percorsi della vita quotidiana e della città, e a promuovere un'attenzione e una sensibilità maggiore da parte degli adulti alle problematiche infantili.

 

Destinatari

Bambini e bambine, operatori, amministratori, soggetti pubblici e privati, cittadini.

 

Modalità di realizzazione

 

1) Le strategie di partecipazione

Considerare bambini e bambine come soggetti e cittadini a pieno titolo, contrastando il rischio di una ridefinizione in termini di subalternità della assimmetria del rapporto adulto-bambino, significa compiere una trasformazione sostanziale delle finalità e delle modalità delle azioni ad essi rivolte, ma più in generale ripensare la vita della comunità accogliendovi interamente bambini e bambine.

Le strategie partecipative richiedono, per essere efficaci, di assumere la difficoltà di dare loro parola ai bambini e di comprendere quello che dicono e richiedono dunque, al di là di ogni semplificazione e marginalizzazione di questo intervento, di modificare profondamente la relazione adulto-bambino e il fare educazione.

Esse richiedono che gli adulti siano in grado di prendere sul serio i bambini e siano curiosi di quello che hanno da dire e che consentano ad essi di esprimersi fuori dagli stereotipi.

Non basta dare la parola ai bambini, c'è una modalità, una sapienza delle relazioni e dei processi che conducono all'elaborazione di un punto di vista dei bambini e una capacità di mediazione con la realtà nella quale si intende intervenire per rendere praticabili e praticate le loro proposte, che gli operatori (insegnanti, operatori educativi territoriali, animatori...) devono saper mettere in campo come una specifica competenza.

Le condizioni dell'efficacia educativa e trasformativa delle strategie partecipative per i bambini e gli adulti che sono coinvolti, stanno in primo luogo in questa capacità di praticare in modo innovativo la relazione e la comunicazione tra bambini e tra adulti e bambini; nell'effettivo collegamento tra il lavoro di ricerca e di progettazione dei ragazzi e la realtà circostante, e le scelte che gli adulti compiranno; nella effettiva realizzazione, che può prevedere il diretto intervento dei bambini, dell'azione ideata.

I luoghi della partecipazione dei ragazzi e delle ragazze sono i loro luoghi di vita, dalle scuole ai servizi territoriali ad essi rivolti, fino alle sedi di formazione delle scelte che li riguardano.

Tali agenzie e istituzioni dovrebbero quindi inserire nei percorsi di formazione delle decisioni l'ascolto del punto di vista dei ragazzi e tenerne conto.

La scuola dovrebbe rendere attivi e propositivi gli organismi della partecipazione degli studenti già presenti e moltiplicare le occasioni di partecipazione alle scelte che presiedono all'organizzazione della vita scolastica, anche nei primi anni della scolarizzazione.

Gli enti locali potrebbero definire apposite occasioni di consultazione, con un preciso ed adeguato itinerario di partecipazione e consultazione dei ragazzi, che tenga conto della specificità e della qualità di questa tipologia di intervento a forte valenza educativa, su temi quali lo spazio urbano, le attività di tempo libero, ....

Associazioni e soggetti privati possono promuovere specifici progetti per i ragazzi utilizzando queste strategie.

Tra le tipologie di intervento si indicano:

·       la progettazione partecipata di singoli progetti relativi ad esempio agli spazi urbani, agli spazi e alla vita scolastica, ai servizi per i ragazzi...

·       l'associazionismo dei ragazzi/e e l'associazionismo per i ragazzi/e. Le proposte di associazioni culturali, ricreative o sportive rivolte ai ragazzi possono essere costruite con la loro partecipazione anche in fase di realizzazione.

La promozione dell'associazionismo dei ragazzi/e va nella direzione dello sviluppo dell'autonomia e del protagonismo.

·       i consigli comunali dei ragazzi/e. Si tratta dell'attuazione di forme di partecipazione permanenti dei ragazzi e delle ragazze alla vita della comunità locale.

I consigli operano a livello comunale, di circoscrizione o di quartiere, con il contributo dell'amministrazione comunale, della scuola, dei genitori, delle agenzie educative territoriali, i quali garantiscono la possibilità di esprimere un autonomo punto di vista e di realizzare le proposte elaborate dai ragazzi/e.

·       punti di ascolto, comunicazione, informazione per ragazzi/e. Nella scuola, nei servizi sociali ed educativi territoriali, nelle agenzie culturali, informative, ricreative..., possono essere realizzati specifici punti di ascolto per i ragazzi/e, anche autogestiti (ad esempio nella scuola), con le finalità di raccogliere le problematiche, i suggerimenti, le richieste di informazione, di aiuto, rispetto agli interessi e alle attività che si intendono praticare o a particolari problemi (centri di ascolto, servizi di orientamento, sportelli e bacheche di informazione...):

 

2) Azioni di sensibilizzazione e di promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

La realizzazione di azioni partecipative dei ragazzi/e alla vita della comunità, così come quelle tese ad attivare la funzione educativa della città, promuovono e al contempo necessitano della diffusione di una elevata sensibilizzazione e attenzione degli adulti ai problemi dell'infanzia e ai suoi diritti.

Possono essere realizzate iniziative di informazione sulla convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e su ogni problematica che riguardi la condizione infantile, in particolare nel territorio regionale, nonché interventi formativi rivolti agli operatori professionali che si occupano all'infanzia o che vengono a contatto con essa.

 

 

1.2 CITTÀ EDUCATIVA E SERVIZI EDUCATIVI E RICREATIVI TERRITORIALI PER IL TEMPO LIBERO

 

1) La città educativa

 

Definizione

La città ha in se stessa elementi importanti per la formazione delle giovani generazioni.

Essa esercita la sua funzione educativa se riconosce questa vocazione e sviluppa una intenzionalità e una responsabilità nei confronti della formazione e della promozione dello sviluppo dei suoi abitanti a partire dai bambini e dalle bambine.

La città rappresenta un contesto in cui ente locale, famiglia, scuola, gruppi formali e informali, soggetti culturali, economici, sociali, territorio urbano, possono contribuire ad un'ampia azione educativa, organizzano programmi e spazi per i bambini, definiscono un interfaccia educativo della loro attività verso la comunità.

La città educativa riconosce la cittadinanza dei bambini e delle bambine: i bambini e i ragazzi sono riconosciuti come cittadini portatori di diritti da esercitare; essi non sono subalterni agli adulti. I diritti però vanno sperimentati ed è per questo che bisogna pensare a processi di formazione alla cittadinanza e alla partecipazione; a tali processi devono prendere parte diverse agenzie educative e la città nel suo insieme.

La città educativa si offre come manuale per conoscere e ricostruire la storia, i percorsi di mutamento ambientale e i segni dell'organizzazione economica e sociale.

I tempi e gli spazi urbani non sono a misura dei bambini: operare per rendere accoglienti le città significa affrontare problemi urbanistici, di traffico, di organizzazione dei tempi urbani nella direzione di consentire percorsi autonomi e sicuri e itinerari creativi e di conoscenza.

 

Destinatari

Bambini e bambine, adulti, operatori pubblici e privati, amministratori, insegnanti, cittadini.

 

Finalità

Gli interventi per la città educativa sono finalizzati a:

·       creare luoghi, occasioni, norme che consentano ai soggetti di governo della città di interpellare i bambini nei processi decisionali che li riguardano o hanno effetti su di loro.

·       creare forme stabili ed efficaci di coordinamento degli interventi sociali, educativi, urbanistici, ambientali, economici, culturali al fine di realizzare azioni di modificazione della città in senso educativo.

·       rendere la città percorribile (in relazione ai problemi di sicurezza, accessibilità, percorribilità; una città che ammetta il movimento, il gioco del bambini è una città più percorribile e usabile da tutti)

·       giocare la città (usare gli spazi della città come luoghi in cui giocare favorisce la socializzazione con gli altri bambini e con gli adulti)

·       conoscere la città (la città è sapere: le sue tradizioni, le sue piazze, i suoi materiali testimoniano una storia costruita nel tempo: conoscerla significa radicarsi).

 

Modalità di realizzazione

Gli interventi per promuovere la funzione educativa della città sono diversi per tipologia, intensità, utenza a cui si rivolgono, modalità di realizzazione, esperti e operatori coinvolti, e si definiscono di volta in volta sulla base delle esigenze di qualificazione espresse in relazione alla vita e agli spazi della città.

Non è dunque possibile prefigurare modelli di intervento, anche perché si tratta di azioni a carattere innovativo e sperimentale, che possono svilupparsi e mantenere una continuità in relazione alla capacità trasformativa di coinvolgimento e di progettazione collettiva che sono in grado di mostrare.

Esse prevedono inoltre una consistente trasformazione delle modalità di programmazione e di realizzazione dei programmi di governo locale in direzione della trasversalità e del coordinamento degli interventi per l'infanzia.

Si possono tuttavia elencare alcuni tra gli interventi possibili:

·       Programmi, spazi e iniziative per i bambini in musei, biblioteche, luoghi di produzione culturale e artistica, delle agenzie di informazione, di associazioni, di forze sociali, di soggetti economici, ecc. (ad esempio produzione di materiali informativi e di documentazione costruiti per i bambini, realizzazione di laboratori, di itinerari, di spazi e proposte di accoglienza, anche in luoghi non destinati all'infanzia, creazione di attività di gioco e di tempo libero, anche organizzate dalla scuola, negli spazi esterni alla scuola, nei quartieri della città, ecc.).

·       Occasioni di incontro e di scambio, programmi di attività con adulti, operatori professionali e non, e anziani che guidano i ragazzi in percorsi, in luoghi della memoria, dei mestieri, dell'opera umana, che raccontano episodi della vita della città.

·       Esperienze di trasformazione dell'ambiente urbano per rendere le città accoglienti, quali la moderazione della circolazione, la pedonalizzazione di alcune zone, strade, piazze, la riprogettazione di parchi, giardini, cortili scolastici e di quartiere e di percorsi protetti, allo scopo di rendere percorribile la città.

Creare una segnaletica speciale per i bambini che individui i luoghi a loro destinati e le occasioni organizzate per loro.

Stimolare attenzione e collaborazione degli adulti per rendere praticabile un uso libero e sicuro della città da parte dei bambini (i vigili urbani, i commercianti, gli studenti più grandi...).

·       Promuovere il collegamento con interventi per la qualità urbana, quali le Agende XXI locali e Habitat II e i programmi per l'educazione ambientale del Ministero dell'ambiente.

Il ministero dell'Ambiente, attraverso un accordo di programma con il Ministero della Pubblica Istruzione, promuove infatti la realizzazione di attività per favorire la conoscenza e il rapporto dei bambini e dei ragazzi con l'ambiente, anche attraverso la creazione di centri di esperienza e laboratori territoriali di educazione ambientale.

·       Sviluppare iniziative di progettazione partecipata anche attraverso i programmi denominati "Contratti di quartiere" del Ministero dei Lavori Pubblici, proponendo di integrare gli interventi urbanistici ed edilizi ivi proposti con progetti che coinvolgono la sfera sociale e culturale.

La scelta metodologica adeguata alla progettazione e realizzazione degli interventi è quella della diretta partecipazione dei ragazzi e dei cittadini alla progettazione degli interventi per realizzare la città educativa, al fine di garantire esiti di adeguatezza e efficacia.

Si evidenzia il ruolo dell'ente locale come punto di ascolto e di conoscenza dei problemi della città, come promotore e coordinatore locale per l'interazione tra le esigenze espresse dai bambini, dai ragazzi e dai cittadini, le strategie e le risorse, le azioni trasformative dell'ambiente urbano e la realizzazione dei servizi territoriali.

Il modello da perseguire per la messa in atto dei programmi è quello dei servizi di rete che devono essere più possibile orientati alla logica dello sviluppo della comunità e centrati sul riconoscimento e la valorizzazione delle competenze sociali e partecipative.

 

 

2) I servizi educativi e ricreativi territoriali per il tempo libero

 

Definizione

Si tratta di servizi ed attività organizzate nel tempo non scolastico e orientate a favorire la cultura e la pratica del gioco e degli interessi culturali, sportivi e ricreativi di bambini/e e ragazzi/e, in spazi interni e organizzati (centri gioco, di aggregazione, ludoteche, ateliers, ...); e in spazi pubblici, facilmente accessibili, dove i bambini possono andare da soli e senza controllo o animazione, o possono fruire di proposte specificatamente ad essi rivolte (piazze, strade, giardini attrezzati, animazione di strada, ...).

 

Destinatari

Bambini/e e adolescenti.

 

Finalità

Tali servizi e attività hanno la finalità di:

·       promuovere e valorizzare la partecipazione dei ragazzi e delle ragazze a livello propositivo, decisionale e gestionale in esperienze aggregative, così da consentire la progettazione e realizzazione partecipata di spazi e attività di tempo libero.

·       favorire scelte autonome e autogestite da parte dei ragazzi/e.

·       favorire percorsi di scambio tra coetanei e tra età diverse in tempi e spazi autonomi.

·       valorizzare e promuovere gli interessi e le potenzialità creative dell'infanzia e dell'adolescenza.

·       tener conto delle differenti risorse e problematiche che esprimono i ragazzi e le ragazze.

·       esprimere una forte connotazione educativa, mirata per fasce d'età e tipologie di intervento, accentuando gli aspetti creativi e ricreativi.

·       favorire il rapporto tra culture.

·       offrire occasioni qualificate e diffuse di aggregazione dei ragazzi per svolgere una funzione preventiva dei rischi e dell'emarginazione socio-culturale.

 

Modalità di realizzazione

Tra le tipologie di intervento si descrivono:

a)      Centri ricreativi e aggregativi

Sono servizi continuativi realizzati in spazi attrezzati, con operatori professionalizzati e un programma di attività di gioco libero o organizzato. Essi prevedono spazi per l'incontro e la socializzazione dei ragazzi e spazi laboratoriali, la definizione di uno specifico progetto educativo e di una programmazione delle attività nonché la presenza di operatori educativi territoriali.

Attività ricreative e di gioco possono essere realizzate in spazi aperti, quali giardini, piazze o strade pedonalizzate, predisposti per favorire il gioco e l'uso libero di bambini e bambine, lo scambio interetà e intergenerazionale.

Altre attività possono avere un carattere discontinuo, o configurarsi come offerta di spazi attrezzati, di risorse che i ragazzi possono utilizzare per realizzare i propri progetti.

I centri di aggregazione per preadolescenti ed adolescenti sono luoghi nei quali i ragazzi e le ragazze possono sperimentare l'espressione della propria autonomia all'interno di un sistema relazionale che li rende protagonisti e li responsabilizza rispetto alle norme sociali.

Essi possono assumere una più forte valenza educativa se offrono sostegno scolastico, al reinserimento lavorativo o psico-sociale.

b)    Animazione di strada

Azioni per la promozione del gioco e della socialità infantile rivolte a gruppi informali possono essere realizzate anche in relazione agli interventi della città educativa.

c)       l'associazionismo dei ragazzi e delle ragazze

Lo sviluppo dell'associazionismo dei ragazzi/e può essere perseguito in vari modi:

·       le attività e i servizi per il tempo libero rivolte alle diverse fasce d'età possono costituire occasioni di promozione e di sperimentazione di forme associative tra ragazzi.

·       L'ente locale può coinvolgere le associazioni dei ragazzi come soggetti attivi all'interno dei progetti preadolescenti e adolescenti.

·       Le iniziative e le attività delle associazioni dei ragazzi possono essere inserite nella rete delle azioni e dei servizi per il tempo libero nel territorio e sostenute.

d)      Animazione estiva del tempo libero

Le attività di tempo libero estivo dei ragazzi/e (soggiorni marini o montani, campi solari residenziali, treking e gite turistiche...), storicamente organizzate nella prospettiva assistenzialistica, consentono invece di dare risposte ai peculiari bisogni di socializzazione, esplorazione, ricreazione di tutti i ragazzi/e e di garantire alle famiglie un servizio nel periodo di chiusura estiva della scuola.

Anche per questi interventi, che hanno pienamente una valenza educativa e ricreativa, occorre garantire una specifica progettazione e programmazione e la continuità con gli altri interventi e servizi che funzionano durante l'anno o in altre sedi, nell'ottica della costruzione di una proposta coordinata di luoghi, attività, servizi e occasioni per il tempo non scolastico dei ragazzi/e.

 

I servizi e gli interventi per il tempo libero devono corrispondere ad alcune caratteristiche:

·       esprimere una forte qualità educativa.

·       garantire la continuità educativa a fronte della continuità evolutiva dei soggetti.

·       garantire la continuità delle prestazioni sia nell'arco della settimana che durante l'anno.

·       garantire l'elasticità dell'offerta, capace di modellarsi sul mutare delle situazioni.

·       favorire la costruzione di relazioni significative tra adulti e ragazzi e tra ragazzi/e.

·       tener conto della differenza di essere maschi e femmine nei percorsi di crescita e di socializzazione

·       rivolgersi potenzialmente a tutti i ragazzi/e e contemporaneamente a diverse fasce di età.

·       garantire un'offerta di interventi, attività, percorsi diversificati e in rete fra di loro (biblioteche, ludoteche, centri gioco, spazi verdi, attrezzature sportive,...) e dei diversi soggetti coinvolti (agenzie educative, sportive, culturali). La diversificazione dell'offerta corrisponde alla necessità di arricchire e qualificare le esperienze di comunicazione, esplorazione, gioco, divertimento, avventura e conoscitive dei ragazzi/e in un'ottica progettuale, non scolastica, né spontaneistica, ma sviluppando un peculiare progetto educativo territoriale.

·       essere diffusi nel territorio.

·       avvalersi di operatori professionalmente competenti. E' necessario una diffusione della figura dell'operatore educativo territoriale o dell'extra-scuola, professionalmente formato e di azioni di aggiornamento permanente.

 

Particolare attenzione va posta a:

–        L'interazione con gli interventi con il diritto allo studio e contro la dispersione scolastica realizzati dalla scuola o dagli enti locali, al fine di garantire continuità e ottimizzazione delle risorse e nel contempo definire gli aspetti di diversità e discontinuità dalle esperienze di tipo scolastico e di integrazione scolastica.

–        Il collegamento con interventi di politica culturale e sportiva promossi da enti locali, istituzioni e associazioni culturali e sportive, nell'ottica del lavoro di rete e della città educativa.

          La rete di servizi e interventi per il tempo libero si colloca all'interno del più vasto progetto di realizzazione della città educativa.

 

 

1.3 SERVIZI SOCIO-EDUCATIVI PER LA PRIMA INFANZIA

 

Definizione

I servizi socio-educativi per la prima infanzia costituiscono tipologie innovative di servizi, integrativi agli asili nido, promossi dalla Regione dell'Umbria e realizzati già da alcuni anni dai comuni in relazione all'esigenza di corrispondere al diversificarsi dei bisogni delle famiglie per la cura dei bambini.

Le tipologie di servizi innovativi, denominati Centri per i bambini e Centri per i bambini e le famiglie nella normativa regionale sui servizi per l'infanzia in corso di approvazione, che sono già state attuate o sono in fase di attuazione, corrispondono a quelle previste rispettivamente ai punti b) e a) dell'articolo 5 della legge 285/97.

Ad esse dunque si applicano gli indirizzi per la progettazione e l'organizzazione di tali servizi definiti nel piano regionale degli asili nido 1996/97, che descrivono le motivazioni della loro nascita, il rapporto con gli asili nido, le finalità e gli standard qualitativi e organizzativi, il percorso di sperimentazione.

Si riportano di seguito tali indirizzi.

 

Finalità

I servizi socio-educativi per l’infanzia, integrativi al nido, rispondono alle seguenti finalità:

a)      espandere l'utenza dei servizi per l'infanzia offrendo risposte alla molteplicità dei bisogni espressi dai bambini e dalle famiglie che non utilizzano il nido;

b)      offrire opportunità educative diversificate così da fornire ai bambini pari opportunità nello sviluppo;

c)       offrire spazi ed esperienze di socialità e di scambio tra genitori e altri adulti allevanti e opportunità di supporto alle funzioni di cura dei figli e allo sviluppo della competenza genitoriale.

 

Tipologie

I servizi socio-educativi per la prima infanzia sono costituiti da più tipi, diversi tra loro, definibili in linea generale in alcuni insiemi a seconda che siano tesi principalmente a:

a)      realizzare attività educative, di gioco e culturali per i bambini;

b)      realizzare attività educative, di gioco e culturali per i bambini, i genitori e gli adulti che si occupano della cura dei bambini;

c)       diffondere e collocare negli spazi cittadini interventi per i bambini in grado di favorirne l'accoglienza, l'incontro, la socializzazione, oltre che fornire informazione per bambini e adulti.

Essi costituiscono un tassello del sistema dei servizi per l'infanzia, con una propria identità educativa che si integra con gli altri servizi. Per tali motivi le diverse tipologie di servizi per l'infanzia sono collegate in una rete tra di loro e con gli asili nido.

Tali servizi si integrano con le finalità degli asili nido e perseguono:

·       la specializzazione e l'intensificazione della proposta educativa;

·       la diversificazione degli utenti

·       la flessibilità organizzativa;

·       l'articolazione nel tessuto urbano.

 

1) Centri per i bambini

 

          I Centri per i bambini sono servizi per attività educative, di gioco e culturali per i bambini.

          Essi garantiscono la possibilità di un luogo di socialità, gioco, comunicazione con i coetanei, nonché di cura, in spazi opportunamente attrezzati e in attività educative che favoriscono un percorso di autonomia e di relazione guidata da personale professionalizzato.

 

          Tali servizi sono organizzati rispettando le seguenti indicazioni, che risultano fortemente interrelate:

·       il tempo giornaliero di permanenza dei bambini nel servizio non supera le 5 ore;

·       in relazione alla diminuzione della funzione di custodia del servizio, alcune cure fisiche, quali il pranzo e il sonno, non sono previste;

·       il servizio è rivolto a bambini da 18 mesi a 3 anni. L'età dei bambini e l'assenza di cure fisiche consentono di indicare il rapporto numerico tra adulto e bambini in 1 a 8;

·       i tempi di permanenza giornaliera del bambino nel servizio e la periodicità della sua frequenza nel calendario annuale devono garantire una partecipazione proficua al programma educativo e il buon svolgimento complessivo delle attività. L'uso del servizio è dunque continuativo e regolato negli orari e nella frequenza, in modo da garantire gruppi di bambini stabili e una loro permanenza continuativa nei medesimi orari;

·       lo spazio si articola e si suddivide in modo da garantire "laboratori" specializzati, riconoscibili e separati dal resto dell'ambiente, nonché da consentire attività di grande gruppo e di piccoli gruppi di bambini.

Il progetto educativo prevede una forte attenzione all'inserimento, all'accoglienza, alle proposte ludiche.

 

2) Centri per i bambini e le famiglie

 

          I Centri per i bambini e le famiglie sono servizi per attività educative, di gioco e culturali rivolti a bambini, genitori e altri adulti che si occupano della cura dei bambini.

          Essi sono luoghi di socialità e di gioco per i bambini e gli adulti che li accompagnano, in spazi curati e pensati rispetto ai loro bisogni, al fine di garantire non solo attività ludiche ed educative per i bambini, ma anche spazi di incontro e di confronto tra famiglie e fra generazioni.

          Le finalità di tali servizi riguardano la possibilità di:

·       prevenire i disagi e i rischi legati all'isolamento, nell'assenza della famiglia allargata, alla difficoltà di fare riferimento a modelli non contraddittori nell'allevamento dei figli;

·       garantire ai bambini che non usufruiscono del nido occasioni di socialità in spazi dove poter incontrare coetanei e altre figure adulte;

·       sviluppare maggiore consapevolezza rispetto alla funzione genitoriale, valorizzando e confrontando i saperi e le pratiche educative delle diverse figure allevanti;

·       favorire l'aggregazione spontanea delle famiglie e l'emergere di forme di volontariato organizzato all'interno di una struttura pubblica che fornisca un corretto rapporto formativo.

 

          Tali servizi si organizzano rispettando le seguenti indicazioni:

·       il servizio si rivolge a bambini da 0 a 3 anni accompagnati dai genitori o altre figure allevanti. Esso si rivolge inoltre a madri, a padri, a nonni ed altri adulti di riferimento per i bambini;

·       l'offerta dei servizi si articola nei seguenti moduli organizzativi: a) attività di accoglienza e gioco rivolte ad uno stesso gruppo di bambini ed adulti con la presenza di operatori professionali per un massimo di 3 ore quotidiane, per alcuni giorni della settimana; b) attività di gioco con gruppi di bambini senza la presenza dei genitori, secondo il modello organizzativo previsto al punto 1) del presente comma; c) attività di incontro tra adulti; d) spazi predisposti per favorire l'aggregazione spontanea delle famiglie su progetti concordati nel programma del servizio; e) attività di informazione e consulenza familiare.

I moduli di cui ai punti a) e b) sono rivolti a gruppi di utenti in forma continuativa.

 

Per un massimo di 20 bambini da 18 mesi a 3 anni accompagnati da un adulto si prevede la presenza di due educatori e di un addetto ai servizi generali.

Diverso è il caso di incontri con gruppi di madri con bambini nei primi mesi di vita, in piccoli gruppi di conversazione, oppure di piccoli gruppi di bambini e madri per attività quali ad esempio l'"infant massage", per le quali è di volta in volta necessario definire il numero ottimale di presenze per la buona realizzazione dell'attività.

 

Spazi:

·       un ambiente per l'accoglienza di adulti e bambini

·       un ambiente per gli incontri di gruppi di adulti

·       un ambiente per il gioco dei bambini

·       angolo di cottura e servizi igienici

 

 

Nei Centri per i bambini e nei Centri per i bambini e le famiglie opera personale educativo e ausiliario con lo stesso profilo professionale, qualifica, formazione di base e condizioni di accesso alla qualifica, previsti per gli asili nido nella vigente normativa regionale.

Sperimentazione

Il carattere di innovazione dei Centri per i bambini e dei Centri per i bambini e le famiglie si collega strettamente alla esigenza di assumere un'ottica sperimentale (che proceda cioè per ipotesi e verifiche supportate da azioni di ricerca e formazione) nella loro programmazione e realizzazione. In tal senso è compito dei Comuni, oltre che della Regione, realizzare una scelta di supporto all'attività dei servizi, esercitata attraverso la funzione di coordinamento pedagogico, assumendo iniziative di valutazione e monitoraggio della qualità e di formazione specificamente rivolte al personale dei Centri per i bambini e dei Centri per i bambini e le famiglie.

Sulla base dell'analisi della qualità e dell'efficacia del servizio svolto, gli Enti locali titolari del servizio predispongono una relazione di valutazione dell'attività realizzata, da inviare alla Regione.

 

 

1.4 GLI INTERVENTI DI SOSTEGNO ALLA GENITORIALITÀ E ALLE RELAZIONI INTERGENERAZIONALI E FAMILIARI

 

Definizione

Gli interventi di supporto alla genitorialità e alle relazioni intergenerazionali e familiari costituiscono un complesso di azioni tese a facilitare il superamento di problemi sociali, economici, relazionali che possono intervenire nel normale sviluppo del ciclo di vita di una famiglia, a valorizzare le risorse e le competenze genitoriali, a promuovere l'autonomo superamento delle crisi legate ai processi della crescita o al mutamento delle condizioni della vita adulta.

Le trasformazioni sociali e culturali che hanno investito la famiglia, la sua struttura e la sua organizzazione, a partire da quelle che hanno interessato i rapporti tra i sessi, hanno modificato l'esperienza di essere madri e di essere padri e rimesso in discussione la funzione genitoriale.

Donne e uomini si trovano oggi ad affrontare in condizioni molto diverse dal passato la scelta di avere un figlio, la nascita, la cura e il difficile percorso di supporto affettivo ed educativo nella crescita dei figli.

La rottura della catena di trasmissione del sapere materno tra donne, la specializzazione e tecnicizzazione degli interventi che riguardano i bambini, la solitudine nell'esperienza di cura dei figli, e per altro verso il prolungamento della condizione adolescenziale e giovanile in uno stato di dipendenza familiare e i cambiamenti dei percorsi di vita, in particolare per le donne, creano la necessità di reinventare ruoli e funzioni nella famiglia, di affrontare nuove condizioni e occasioni di crisi delle relazioni familiari.

Queste e altre problematiche legate alle funzioni e al ciclo di vita delle famiglie richiedono politiche di supporto che non solo aiutino le donne e gli uomini a superare gli ostacoli, ma più in generale che servano ad elaborare e confrontare l'esperienza adulta (parentale, di coppia...) in modo da aumentarne la qualità.

Tali azioni di supporto si collocano nell'ambito di strategie di comunicazione tra agenzie educative e sociali tese ad elaborare un'idea di cura ed educazione tra servizi e famiglie nella doppia direzione di potenziare e sostenere e di far tesoro delle risorse familiari.

Destinatari

Madri, padri, altre figure familiari che si occupano della cura ed educazione dei bambini e adulti.

 

Modalità di realizzazione

Si possono descrivere sommariamente alcune tipologie di intervento già sperimentate o da sperimentare, che richiedono un'ideazione innovativa e che dovrebbero configurarsi come un insieme coordinato di azioni per un progetto di politiche familiari di supporto alle relazioni intergenerazionali, ai processi di crescita e di cambiamento che interessano anche l'età adulta.

Le tipologie di intervento di seguito descritte rappresentano infatti un ventaglio di attività che corrispondono a bisogni e interventi diversi, ma che richiedono una progettualità integrata e coordinata per il supporto delle relazioni familiari.

 

1)Centri per le famiglie e l’età adulta

Servizi di comunicazione, formazione e mutualità per famiglie e adulti rappresentano spazi comunitari di rete e di supporto alle esigenze di cura delle famiglie con bambini e alle relazioni intergenerazionali e familiari.

Essi possono essere attivati laddove vi sono servizi territoriali per l’infanzia (entro la fascia della preadolescenza) o nei luoghi di aggregazione sociale significativi di una comunità e sono rivolti ai genitori, ad altre figure familiari e agli adulti.

Tali servizi costituiscono anche un luogo informale di condivisione di esperienze e di discussione per i diversi soggetti adulti, nei quali possono essere progettate e sperimentate azioni di formazione, attraverso gruppi di discussione o gruppi del fare tra adulti, gruppi con esperto su specifiche problematiche, o altre modalità di lavoro con adulti. L'obiettivo è quello di favorire l'aggregazione e la socializzazione delle famiglie e degli adulti tra loro per consentire una comunicazione ed una elaborazione delle problematiche genitoriali, della crescita infantile, dei passaggi della vita adulta, al fine di promuovere la individuazione e la messa in atto di risorse.

Tali “spazi famiglie” sono luoghi di messa in comunicazione con il ventaglio delle opportunità offerte sui temi della genitorialità, dell’infanzia e delle relazioni familiari, dai diversi soggetti pubblici, privati, dall’associazionismo, dal volontariato e dalla cooperazione sociale operanti in quel territorio.

Essi sono anche sede di promozione di forme diversificate di solidarietà e di affiancamento educativo, di cura e di miglioramento della qualità della vita tra famiglie, organizzazioni, etnie e di queste verso i bambini e gli adolescenti; dell’attuazione di progettualità micro comunitarie finalizzate alla integrazione sociale e alla prevenzione.

Tra le varie azioni si può prevedere ad esempio l’affido a tempo parziale e per periodi anche brevissimi; diversi tipi di banche del tempo e ogni forma di supporto organizzativo e tecnico alla realizzazione di scambi e di aiuti che possono avvenire tra le persone al di fuori di una logica commerciale.

I Centri per le famiglie possono accogliere e essere luogo di raccordo tra le diverse iniziative di supporto alla genitorialità, comprese quelle di seguito descritte.

 

2) Interventi con/per le famiglie nella scuola e nei servizi per l’infanzia

Va posta in primo luogo l'attenzione sul ruolo dei servizi educativi per l'infanzia e della scuola, come luoghi di vita e di crescita dei bambini che dovrebbero assumere, insieme alla finalità educativa nei confronti dei bambini, un'attenzione e una pratica di relazione con le famiglie non occasionale e marginale, ma sostanziale rispetto alla costruzione e agli esiti del percorso formativo.

Dai servizi per la prima infanzia, dai Centri per i bambini e le famiglie in particolare, vengono indicazioni metodologiche interessanti su come progettare e realizzare un servizio educativo con una connotazione comunitaria e fortemente interattiva nei confronti delle famiglie, dove non solo si fa educazione insieme ma si sostiene la relazione tra genitori e figli.

Anche la scuola dovrebbe assumere in modo più compiuto e determinante il problema del rapporto e dell'apporto dei genitori nella direzione, in primo luogo, di accedere ad una conoscenza a tutto tondo dell'esperienza e dei problemi di ragazzi e ragazze e di costruire processi partecipati di formazione, più adeguati ed efficaci alle loro esigenze di crescita.

La scuola dovrebbe sviluppare una funzione di ascolto e di comunicazione rispetto ai genitori, superando una tradizionale separatezza dell'attività scolastica dall'ambiente di vita dei ragazzi.

Sono auspicabili in questa direzione:

–        azioni formative rivolte agli insegnanti sui temi della comunicazione e della relazione tra adulti

–        progetti di scambio e condivisione di programmi e attività tra scuola e famiglia

–        programmi di formazione e di lavoro comuni tra insegnanti e operatori socio-educativi del territorio in un'ottica di lavoro di rete e di prevenzione.

 

3) Azioni coordinate tra consultori familiari, servizi per l’infanzia e altri servizi sociali

Per progetti di sostegno alla coppia e alla scelte procreative, alla nascita e ai primi tempi di vita del bambino, allo sviluppo dell'identità personale e sessuale nell'adolescenza, possono essere sviluppati programmi coordinati con i servizi per la tutela materno-infantile, i servizi per l’infanzia e altri servizi sociali.

 

4)Mediazione familiare

Si tratta dell'offerta di un supporto qualificato a coppie di genitori in cui è stata presa la decisione di separazione perché assumano essi stessi le decisioni migliori possibili per i loro figli e per se stessi, ritrovando la capacità di comunicare e la fiducia nelle proprie capacità genitoriali.

La mediazione familiare viene attuata, nell’ambito di un lavoro di équipe, dal mediatore familiare, un operatore di area psico-sociale che abbia fatto un apposito training formativo, e attraverso una specifica metodologia, per garantire ai figli la continuità dei referenti affettivi ed educativi.

 

5) Prestiti d’onore

I prestiti d'onore sono un nuovo strumento di politica sociale finalizzato a fornire un supporto economico a famiglie con figli minorenni che presentano difficoltà economiche contingenti; i prestiti d'onore si fondano sul patto di restituzione. Chi ne usufruisce può mobilitare le proprie capacità di auto-aiuto e assumere responsabilità dirette sulla soluzione dei propri problemi.

Consistono nella concessione, attraverso apposite convenzioni fra Ente erogatore e istituti di credito, di prestiti a tasso zero secondo un piano di restituzione concordata. L'onere degli interessi è a carico del soggetto erogatore.

I prestiti sull'onore sono indirizzati a famiglie o singoli genitori con figli in età minore, per difficoltà specifiche e momentanee, quali un trasloco, spese sanitarie o scolastiche, acquisto di veicoli e arredi.

Vanno definiti con apposito atto l'entità massima del prestito e i tempi di restituzione nonché i limiti di reddito delle famiglie beneficiarie.

 

 

1.5 INTERVENTI DI PREVENZIONE DEL DISAGIO,ALTERNATIVI ALLA ISTITUZIONALIZZAZIONE E DI CONTRASTO ALLA VIOLENZA E ALLA POVERTÀ

 

Si tratta di interventi tesi ad incidere sulle situazioni di rischio e sui danni derivanti da condizioni di marginalità.

Considerando il disagio come un problema non separato dalla realtà della crescita, ma come un elemento della normalità e della quotidianità che può determinarsi ed esplodere in relazione ad alcune fasi del ciclo di vita (nella transizione dalla preadolescenza alla adolescenza, alla vita adulta) e nei processi di interazione sociale, è necessario pensare agli interventi sul disagio in una logica non emergenziale e assistenziale, ma di promozione dello sviluppo delle risorse dei soggetti e di integrazione tra interventi e agenzie.

Nell’ambito delle azioni di sostegno al rapporto genitori-figli, di contrasto alla povertà, alla violenza si evidenzia la necessità di:

1)      costruire una rete di supporto alle relazioni familiari volta al superamento delle situazioni di crisi, di disagio comunicativo-relazionale e socio-economico che possono verificarsi all’interno delle famiglie con figli minori nel corso del proprio ciclo di vita con particolare riferimento alle famiglie mono-genitoriali, a famiglie rette dalla solo madre, alle famiglie immigrate;

2)      diffondere una cultura dell’acccoglienza verso i minori e le famiglie in difficoltà e attuare una rete di opportunità diversificate e qualificate in grado di fornire risposte efficaci e tempestive a bisogni particolarmente complessi di protezione, di ospitalità, di affettività, di solidità di riferimenti socio-relazionali, di integrazione o sostituzione di funzioni genitoriali compromesse.

 

a) Interventi socio-educativi territoriali

 Definizione

Gli interventi socio-educativi territoriali consistono nell’attivare servizi ed azioni mirate ad incidere sui processi che conducono al disagio, alla devianza e alla esclusione sociale, attraverso una evoluzione delle relazioni interpersonali e sociali e attraverso azioni di mediazione tra soggetti in difficoltà e contesto di riferimento in modo da favorire la crescita personale e l’avvicinamento alle opportunità presenti nel territorio che, con una progettualità adeguata, può divenire agente di prevenzione e di promozione sociale.

Tali interventi risultano efficaci ed efficienti quanto più sono collocati in contesti che prevedano azioni rivolte alla generalità della popolazione in età minore, tramite effettive forme di integrazione sociale, qualificando e potenziando la rete delle attività, istituzionali e non, rivolte a tutti.

Sotto la dicitura “educativa territoriale” sono in realtà comprese tipologie di interventi diversi e in continua evoluzione tecnica e metodologica; tuttavia la notevole varietà e, in alcuni casi, il carattere sperimentale delle azioni realizzate vanno considerati come ricerca di risposte efficaci ed adeguate di fronte all’evidenziarsi di nuovi bisogni, di nuove dinamiche sociali, di nuove problematiche educative e relazionali. Per questo motivo gli indirizzi regionali mirano a favorire lo sviluppo di questi interventi piuttosto che omologarli e omogeneizzarli.

 

Finalità

Sono finalizzati ad incidere su contesti e situazioni di rischio e sui danni sociali derivanti dalla marginalità creando le premesse per produrre cambiamenti utili ad un miglioramento delle relazioni interpersonali e sociali in una logica di prevenzione, di contenimento e riparazione del danno.

Fanno leva sul riconoscimento delle potenzialità positive dei soggetti e delle diverse agenzie, mirando a restituire a ciascuno di essi le proprie competenze per la risoluzione dei problemi.

Essi hanno finalità preventive, di sostegno psico-sociale e di integrazione sociale.

 

Destinatari

Bambini, adolescenti, e rispettivi sistemi parentali, che vivono situazioni di rischio e/o danno, tali da favorire l’instaurarsi di problematiche relazionali, l’emarginazione e la devianza.

 

Modalità di realizzazione

Gli interventi socio-educativi territoriali si collocano nell’ambito degli interventi sociali degli Enti Locali, comunque gestiti.

Vanno programmati in stretta connessione ai bisogni espressi dal territorio al quale fanno riferimento; richiedono una forte integrazione tra professionalità, servizi e risorse pubbliche e private presenti.

Determinante per la realizzabilità e l’efficacia di tutti gli interventi afferenti a questa tipologia è l’elaborazione di un progetto preciso che determini con chiarezza:

·       il tipo di bisogno sociale al quale si vuol dare risposta;

·       l’obiettivo che ci si prefigge;

·       le modalità di attuazione con caratteristiche di forte flessibilità e duttilità; capacità di ascolto ed accoglienza della persona;

·       le forme di coordinamento del progetto;

·       i ruoli, le funzioni e le responsabilità reciproche dei partecipanti al progetto;

·       la previsione dei tempi di realizzazione del progetto stesso congrui con gli obiettivi;

·       le modalità di verifica;

·       la individuazione di competenze professionali adeguate sul piano qualitativo e quantitativo;

·       proposte formative adeguate alle esigenze poste dalla realizzazione del progetto sia per i soggetti pubblici che per i soggetti privati.

Gli “interventi socio-educativi territoriali” prevedono varie forme di attuazione: possono essere individuali e/o di gruppo, comunitari ma sempre attuati in una logica di rete che fa leva sulle risorse e sulla responsabilità della comunità. Tali interventi a partire dai bisogni dell’età evolutiva mirano a promuovere le risorse presenti nel tessuto sociale, favorendo processi di conoscenza, di mutualità e di mediazione fra soggetti a rischio e ambiente di appartenenza.

Sono interventi caratterizzati da obiettivi definiti, in un territorio dato, incentrati su una mobilitazione di tutte le risorse. Possono essere svolti in ambiti domiciliari, in appositi spazi sociali e in luoghi aperti di aggregazione spontanea.

 

-)       Interventi socio-educativi individuali

          Fanno leva sull’organizzazione dei ritmi e delle abitudini di vita quotidiana, sugli impegni previsti e le opportunità offerte all’interno degli spazi di attività scolastica e parascolastica.

          Prevedono un'offerta di occasioni, forme di sollecitazione e colgono possibilità di aggancio agli interessi del minore per arricchirne l'acquisizione di migliori competenze relazionali e di aggregazione sociale.

          Tendono a valorizzare le capacità educative, il senso di iniziativa delle famiglie e il loro livello di consapevolezza per i bisogni e le esigenze educative del minore.

          Sostengono gli interventi di avvio e di educazione al lavoro; supportano gli inserimenti lavorativi.

 

-)       Interventi con gruppi formali e informali

          Si tratta di interventi socio-educativi che si collocano nei luoghi di aggregazione spontanea dei ragazzi.

          Si configurano come forma di aiuto che si realizza tramite la conduzione di esperienze all’interno del contesto sociale nell’intento di costruire relazioni interpersonali significative, di recuperare forme corrette di comunicazione in grado di ovviare a comportamenti “impropri” che possono aprire a percorsi devianti.

          Agiscono sul “territorio reale” coinvolgendo operatori, istituzionali e non, attivando reti e sensibilizzando il mondo degli adulti sui problemi degli adolescenti.

 

-)       Centri di iniziativa sociale

          Si configurano come servizi comunitari per l’ascolto, l’accoglienza, il sostegno e l’animazione territoriale per bambini di età diverse, in fase preadolescenziale, e le loro famiglie, dove si privilegia la dimensione del gruppo e lo sviluppo delle competenze sociali: tendono a facilitare corrette modalità di comunicazione e a promuovere adeguati livelli di autonomia e di responsabilità coinvolgendo le famiglie e le altre agenzie educative.

          Si contraddistinguono per l'attenzione alle situazioni di disagio e per l’azione promozionale e preventiva di percorsi devianti. In tal senso si propongono di rispondere a bisogni individuali offrendo opportunità educative fruibili al di fuori del tempo scolastico e di offrire uno spazio sociale a genitori ed adulti contemplando attività specifiche in relazione alle problematiche della crescita e della maturazione in questa fase dello sviluppo infantile.

          Essi dovrebbero assumere le caratteristiche di centri di quartiere con particolare riferimento alle aree geografiche a più elevata fragilità sociale e costituire un polo della rete degli interventi socio-educativi territoriali per l’infanzia e l’adolescenza.

          Nelle situazioni caratterizzate da carenza o difficoltà della famiglia sul piano educativo-assistenziale, i centri supportano l’azione della famiglia fornendo spazi ed opportunità di socializzazione e di accoglienza nel corso della giornata mirati ad una più soddisfacente qualità di inserimento del bambino nel suo contesto sociale. Garantiscono stabilità di relazioni educative e cura delle relazioni familiari e sociali. Consentono un monitoraggio costante delle situazioni familiari più esposte al rischio.

 

 

b) Sostegno economico

Definizione

L'intervento di sostegno economico costituisce una delle modalità per fronteggiare situazioni di non autonomia temporanea, soprattutto in famiglie pluri o monogenitoriali con figli in età minore.

Consiste in aiuti economici e/o benefits di servizi a sostegno di famiglie con minori in condizioni economiche tali da non consentire il soddisfacimento dei bisogni fondamentali di vita, oppure in stato di bisogno a seguito di eventi straordinari, al fine di promuovere l'autonomia, la responsabilizzazione e di prevenire i rischi derivanti dalla deprivazione materiale.

Comporta un attento lavoro di valutazione e di consulenza professionale in ordine sia all'uso che viene fatto di tale sostegno che agli obiettivi di diverso apprendimento comportamentale che si prefigge.

 

Finalità

L'intervento è finalizzato a rispondere alle esigenze del minore; a sostenere percorsi di riappropriazione delle competenze e delle risorse familiari ed individuali; all'acquisizione di strumenti adeguati per determinare i propri percorsi di vita.

È inoltre finalizzato a riconoscere l'importante lavoro di cura, educativo ed affettivo svolto dalle famiglie e dalle reti di mutuo aiuto; a consentire il soddisfacimento di bisogni primari ed il conseguimento di particolari obiettivi determinanti per la qualità della vita dei minori, ivi compreso il raggiungimento dell'autonomia.

Va disposto nel rispetto delle opzioni personali, senza intenti di omologazione a modelli predeterminati e con particolare attenzione ad evitare rischi di cronicizzazione delle situazioni, di dipendenza dai servizi, di emarginazione dai contesti sociali e di istituzionalizzazione dei minori.

A tal fine il sostegno economico va sempre inserito in un quadro globale di interventi. La richiesta di aiuto materiale è spesso un elemento di avvicinamento al Servizio; può costituire un primo terreno di richiesta di aiuto altrimenti non formulabile.

 

Destinatari

Soggetti in età minore e loro famiglie, residenti o comunque presenti nel territorio, in condizione di debolezza per insufficienza di risorse finanziarie.

 

Modalità di realizzazione

Qualsiasi intervento di natura economica, nei confronti del minore e del suo nucleo familiare, a prescindere dalla sua consistenza, richiede sempre la formulazione di un progetto di intervento da definirsi con tutti i soggetti coinvolti.

Sia che si prospetti come intervento strategico per rispondere alla situazione di bisogno emersa, sia che si configuri come intervento complementare in un progetto globale, esso deve indicare gli obiettivi che si propone, i tempi e le modalità di realizzazione e di valutazione dei risultati, nella prospettiva di una tempestiva riappropriazione della gestione della propria autonomia da parte delle persone.

L’intervento del sostegno economico è determinato dall’esistenza, accertata, dello stato di bisogno, valutato sulla base dei regolamenti locali sul "minimo vitale". Gli interventi di sostegno economico ai sensi dell’art. 15, comma 1, della L.R. 3/97 si suddividono in:

a) intervento economico continuativo

b) intervento economico “una tantum”.

Entrambi possono prevedere sia un contributo economico diretto che l'esonero nei pagamento dei servizi.

I livelli minimi e massimi di erogazione economica, le procedure e le metodologie per l'erogazione delle prestazioni vanno definiti con appositi atti a livello regionale e in regolamenti locali in direzione di una omogeneizzazione delle caratteristiche del servizio erogato.

 

c) Interventi domiciliari

Definizione

L'assistenza domiciliare costituisce un intervento più complesso rispetto al sostegno economico in favore di quelle famiglie con bambini che per motivi di carico familiare, di salute, educativi hanno difficoltà nell'assolvere agli impegni connessi alla vita quotidiana.

 

Finalità

Il servizio di assistenza domiciliare è finalizzato a:

–        garantire alla persona in età minore la permanenza, o il rientro, nell’ambiente familiare evitandone l’inserimento in strutture residenziali;

–        promuovere la responsabilità della famiglia senza sostituirsi ad essa;

–        contribuire con le altre risorse del territorio ad elevare la qualità della vita delle persone e ad evitare il fenomeno dell'isolamento.

 

Destinatari

Gli interventi di assistenza domiciliare sono diretti a nuclei familiari con figli in età minore non in grado di fare fronte, anche temporaneamente, ad esigenze di riorganizzazione, di sostegno educativo e scolastico.

 

Modalità di realizzazione

L'assistenza domiciliare consiste in prestazioni di aiuto per l’organizzazione e il governo della casa; per il soddisfacimento dei bisogni essenziali di soggetti in età minore e, ove necessario, per consentire l'accesso ai servizi territoriali, nonché per il supporto o l'integrazione nel contesto familiare e comunitario delle persone in difficoltà.

 

d) Affido familiare

Definizione

L'affido familiare è una risposta socio-educativa a situazioni problematiche che interessano minori "temporaneamente privi di un ambiente familiare idoneo" tramite l'affidamento "ad un'altra famiglia, o ad una persona singola, o ad una comunità di tipo familiare" (art. 2 L. 184/83).

Consiste nell'inserimento di un minore in un ambiente familiare diverso dal proprio che lo accoglie e gli "assicura mantenimento, educazione ed istruzione" per un periodo determinato e nella prospettiva del suo rientro in famiglia.

 

Finalità

Tramite l'affido si intende offrire a soggetti in età minore, la possibilità di sperimentare relazioni di convivenza in un ambiente familiare più confacente ai loro bisogni, assicurando nel contempo alla famiglia d'origine tutti gli interventi assistenziali e terapeutici che possano riequilibrare la situazione di crisi e consentire al minore stesso il rientro nel suo nucleo d'origine.

Vi possono essere, tuttavia, situazioni in cui l'obiettivo diventa la costruzione di una condizione di autonomia del minore, soprattutto se affidato in adolescenza.

 

Destinatari

Destinatari di tale intervento sono i minori che necessitano di accudimento sul piano materiale, educativo ed affettivo, a causa di un temporaneo impedimento o impossibilità all'esercizio del ruolo genitoriale.

Appare determinante, per il buon esito dell’intervento mantenere alto il livello della consensualità e della cooperazione della famiglia d'origine e dello stesso minore, evitando di proporre l'affido solo e prevalentemente quando la “valutazione” sulla famiglia di origine risulta negativa.

 

Modalità di realizzazione

L'affido è un intervento di alta complessità educativa e psico-sociale: richiede elevate competenze professionali, una forte interdisciplinarietà ed integrazione fra servizi diversi, con particolare riferimento a quelli educativi, sociali e sanitari.

Ogni affidamento poggia su un progetto personalizzato che assume i bisogni del bambino/ragazzo, della famiglia d'origine e della famiglia affidataria.

Si possono individuare due tipi di affido, di diverso grado in relazione alle esigenze del minore:

a) affido a tempo pieno

b) affido a tempo parziale

 

a)      affido a tempo pieno

          Si caratterizza per la continuità e la residenzialità del bambino/ragazzo presso la famiglia affidataria, secondo i tempi, previsti dal progetto, necessari per l’eventuale superamento delle difficoltà della famiglia d'origine.

 

b)      affido a tempo parziale

          Si caratterizza per l’inserimento del bambino/ragazzo in una famiglia diversa da quella di origine per alcuni giorni alla settimana o per un alcune ore tutti i giorni o per alcuni periodi brevi o determinati, a supporto di situazioni problematiche.

          Collegati all'affido familiare è strettamente connessi alla sua efficacia sono gli interventi di:

1)      promozione della cultura dell'accoglienza e della disponibilità all'affido;

2)      formazione e sostegno a gruppi di famiglie affidatarie (Interessante è l'esperienza delle reti di solidarietà familiare dove famiglie disposte a prendere in affido bambini con problemi vengono messe in rete, formate dal servizio apposito e dotate del “patentino d’idoneità”. Queste famiglie affidatarie vengono poi seguite, appoggiate e non lasciate sole difronte alle criticità che la presenza di un soggetto problematico può introdurre nel loro contesto. Tali reti di famiglie possono essere anche associazioni formalizzate, dove la solidarietà viene vissuta e praticata, nel luogo di vita, come dovere di cittadinanza; in tal senso si configurano come gruppi di auto-mutuo-aiuto. In questo tipo di organizzazione si può implementare il modo tradizionale di fare affidi, residenziale o solo diurno, proponendo altre modalità; per esempio, affidi per vacanze o periodi brevi con funzione di accompagnamento verso l’autonomia di ragazzi inseriti in strutture residenziali. Ciò richiede una forte collaborazione con le istituzioni e un'integrazione tra pubblico e privato, con una funzione di indirizzo, coordinamento del soggetto pubblico rispetto ad una progettazione sulla quale può essere chiamato a concorrere anche il privato;

3)      sostegno alla singola famiglia e vigilanza sull'intervento;

4)      definizione delle modalità gestionali dell'intervento, di tenuta della documentazione e di collaborazione tra i soggetti interessati, nonché delle modalità di sostegno economico.

L'art. 80 della legge 184/83 affida alle Regioni il compito di determinare le condizioni e le modalità di sostegno alle famiglie che hanno minori in affidamento. Particolare attenzione a questo proposito va posta alla regolamentazione del contributo economico, per il quale la soglia minima mensile a sostegno dell'affido familiare a tempo pieno (art. 4 L. 184/83) deve essere almeno pari al minimo vitale definito annualmente dall'ISTAT.

 

 

e) Servizi residenziali e semiresidenziali

Definizione

Sono servizi socio-assistenziali per l’accoglienza dei minori che integrano o sostituiscono temporaneamente i compiti propri della famiglia offrendo al bambino e all'adolescente uno spazio di vita in cui elaborare o riprendere ad elaborare un progetto per il futuro, con il supporto di figure adulte professionalizzate, capaci di sviluppare rapporti significativi sul piano relazionale ed educativo e di cooperare con le persone di riferimento del minore.

 

Finalità

I servizi residenziali e semiresidenziali hanno una funzione specifica nella rete dei servizi per minori: sostituire o compensare temporaneamente le funzioni familiari compromesse con adeguate azioni tutelari e di cura quando non siano praticabili e/o sufficienti gli altri interventi di sostegno alla famiglia.

Si inscrivono nel sistema dei servizi territoriali per l’infanzia e l’adolescenza onde evitare logiche e percorsi di separatezza. Infatti, solo in un contesto articolato di servizi fra loro comunicanti, l’accoglienza in ambiente extrafamiliare, in particolare se residenziale, risulterà funzionale a tutelare i diritti dei minori e a favorire il reinserimento nel proprio ambito familiare, così come dettato dalla vigente legislazione (L 184/83; DPR 448/88), in quanto intervento specifico, e per certi versi "specializzato", facente parte di un più ampio progetto personalizzato per una situazione esistenziale difficile.

 

Destinatari

Sono destinatari di tali servizi:

–        i minori temporaneamente privi di ambiente familiare idoneo, per i quali non è proponibile o praticabile un affido familiare;

–        i minori la cui collocazione extra-familiare sia prescritta con provvedimento dell'autorità giudiziaria minorile in sede di competenza civile, amministrativa e penale;

–        i minori provenienti da famiglie che, pur offrendo validi rapporti affettivi, non siano in grado, per problematiche di diversa natura, di garantire risposte adeguate alle loro esigenze formative, educative e psicologiche.

Possono essere accolti nei servizi residenziali e semiresidenziali tutti i minori presenti nel territorio regionale o i minori provenienti da altri territori soggetti a provvedimento di allontanamento dell'autorità giudiziaria minorile.

 

Modalità di realizzazione

Nell'intento di cogliere la varietà delle esperienze che si sono sviluppate nel tempo, e gli elementi che caratterizzano le varie tipologie di intervento, possiamo suddividere i servizi di accoglienza in:

Servizi residenziali:          di pronta accoglienza

                                                                   di tipo familiare (gruppo famiglia)

                                                                   di tipo comunitario (comunità educativa)

Servizi semiresidenziali:   centri di accoglienza giornaliera.

-) Servizi residenziali di pronta accoglienza

Per servizio di pronta accoglienza si intende una struttura residenziale che accoglie bambini e/o ragazzi con necessità inderogabile di ospitalità, mantenimento, protezione, in attesa di una collocazione stabile o di un rientro in famiglia.

Sono ricomprese in questa voce sia le situazioni di pura emergenza che richiedono accoglienza e accudimento della persona per tempi estremamente brevi di permanenza (di solito per adolescenti fermati dalle autorità di pubblica sicurezza, o comunque in condizioni di forte disagio personale), sia le situazioni dove i tempi di permanenza, pur brevi, sono determinati dal bisogno del bambino o del bambino e della madre di individuazione di percorsi riorganizzativi della propria vita.

La pronta accoglienza si caratterizza per la funzione di protezione di accompagnamento oltre che per la breve permanenza degli ospiti.

Nell'ambito dei servizi di pronta accoglienza si individua un'area privilegiata che riguarda bambini e donne, donne sole, vittime di violenza o abuso, ma anche genitori con figli in grave difficoltà sociale.

 

Questo tipo di servizi necessita di alcune caratteristiche quali l'allocazione in unità abitativa di piccole dimensioni, con possibilità di autogestione da parte dei residenti; la fissazione del periodo massimo di residenza, non superiore ai dodici mesi; la definizione di un progetto di supporto mirato a favorire l'autonomia e l’inserimento sociale.

La capacità ricettiva non deve eccedere i tre nuclei, per un massimo di sette posti organizzati in moduli flessibili. Da prevedere l’impiego di personale con formazione professionale di indirizzo socio-educativo e di personale ausiliario, in relazione alle capacità di autogestione dei nuclei.

L'attività di pronto intervento può essere altresì collocata presso comunità di tipo familiare e comunità educative convenzionate per uno/due posti di emergenza, qualora si renda necessario.

 

-) Servizi residenziali di tipo familiare

Si intende una struttura educativa residenziale in cui viva un piccolo gruppo di bambini e/o ragazzi con due adulti, preferibilmente di entrambi i sessi, che assumono le funzioni genitoriali, garantiscono una conduzione di tipo familiare e possono anche convivere stabilmente con il gruppo dei residenti. Gli operatori impegnati nel servizio possono avvalersi di altro personale, dipendente o convenzionato, afferente ai servizi domiciliari e di personale volontario o obiettore, in risposta ai bisogni del gruppo.

Questa tipologia di servizio può accogliere max cinque unità.

 

-) Servizi residenziali di tipo comunitario

Si intende una struttura educativa residenziale dove l'intervento educativo viene svolto da educatori professionali, possibilmente di entrambi i sessi e con una compresenza tale da mantenere il più possibile stabili le figure di riferimento.

Possono essere di provenienza pubblica o privata, dipendenti o in convenzione, laici o religiosi, che esercitano in quel contesto la loro specifica professione in forma di attività lavorativa.

Questa tipologia di servizio accoglie un numero maggiore di ospiti rispetto alla precedente, comunque non superiore alle 8 unità, che presentano problematiche compatibili e una condizione di compatibilità anche sotto il profilo dell’età e del genere. Prevalentemente diretto a preadolescenti e adolescenti privi del supporto familiare o soggetti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria (DPR 448/88; L. 216/91).

Si caratterizza per l’articolazione in piccoli gruppi o unità d'offerta autonome, nel caso di una capacità ricettiva superiore a quella indicata, e per l'articolazione in turni del personale educativo.

 

-) Servizi semiresidenziali di accoglienza

Si intende una struttura di accoglienza diurna che prevede il rientro quotidiano del bambino/ragazzo nella sua famiglia.

È un servizio che opera in tempi extra-scolastici; nei giorni di vacanza scolastica, durante l’intero arco della giornata. Vi vengono svolte attività educative, ricreative e si sostegno allo studio.

Accoglie max 10 bambini e ragazzi.

Le figure educative sono stabili e qualificate, con rapporto educatore-bambino/ragazzo fortemente personalizzato. Hanno la funzione di supportare l'azione della famiglia in difficoltà, mantenendo un legame affettivo ed emotivo con la stessa.

Al suo interno possono essere previsti anche servizi strumentali (es. servizio mensa) con la finalità di aiutare la famiglia nell’impegno quotidiano di cura dei figli.

I servizi residenziali e semiresidenziali hanno come obiettivi specifici:

·       monitorare situazioni familiari a rischio, configurandosi come luogo di osservazione dei fenomeni di disagio sociale;

·       permettere la permanenza del bambino/ragazzo nel contesto socio-familiare di appartenenza e la collaborazione con il nucleo di origine per una positiva ricaduta dell'azione educativa nell'ambito familiare;

·       garantire la collaborazione con la scuola e con gli insegnanti per l'integrazione del bambino/ragazzo.

·       garantire l'organizzazione di attività educative e sportive adeguate ai ragazzi e la partecipazione alle iniziative presenti sul territorio;

·       garantire la formulazione di un progetto personalizzato, periodicamente verificato e sufficientemente duttile per conformarsi all'evolversi della singola situazione e delle relazioni familiari.

 

Requisiti funzionali e strutturali dei servizi residenziali

e semiresidenziali

Elementi comuni a tutti i servizi devono essere:

–        rispetto alle caratteristiche degli edifici

·       la rispondenza ai requisiti di sicurezza e di igiene

·       l'ubicazione in una zona dotata di una rete di servizi generali, sociali, sanitari ed educativi accessibili

·       le caratteristiche degli ambienti propri delle case di civile abitazione

·       personalizzazione degli spazi

·       inserimento nel normale contesto abitativo.

–        rispetto alle caratteristiche degli operatori

·       presenza del lavoro di équipe

·       aggiornamento permanente

·       flessibilità oraria degli operatori

·       presenza di maschi e femmine

–        rispetto al funzionamento

·       esistenza di un progetto educativo generale

·       esistenza di progetto educativo individuale

·       esistenza di una cartella individuale che registra il percorso formativo del minore e le informazioni necessarie

·       organizzazione della vita quanto più possibile simile a quella familiare per tempi, modi, opportunità e rapporti interpersonali

·       rispetto delle esigenze di personalizzazione e di privacy dei ragazzi e delle ragazze, delle compatibilità tra le esigenze dei diversi ospiti

·       rispetto del numero massimo di utenti previsto

·       rispetto del rapporto numerico tra adulti-ragazzi

·       coinvolgimento dei servizi, delle famiglie e dei ragazzi nella elaborazione e nella verifica del progetto individuale

·       coinvolgimento degli educatori e dei minori nella gestione della vita della comunità

·       presenza di incontri di gruppo educatori-minori

·       presenza di percorsi di autonomia e di responsabilizzazione dei minori

·       esistenza di una supervisione all'équipe educativa

·       collaborazione delle agenzie educative territoriali per progetti integrati per i ragazzi

·       temporaneità dell'intervento (fissazione dei tempi della permanenza; accompagnamento all'uscita).

Per i bambini sotto i sei anni va prevista la promozione della deistituzionalizzazione e l'inserimento in ambienti familiari. È comunque opportuno limitare al massimo l’intervento della “presa in carico residenziale” e per un tempo che sia il più limitato possibile definito nel percorso  progettuale.

È inoltre necessaria l'autorizzazione al funzionamento delle relative strutture di servizio

 

f) Interventi relativi a procedure ed accertamenti dell’autorità giudiziaria minorile ed ordinaria

Definizione

Consistono in interventi che vengono attivati su richiesta dell’Autorità Giudiziaria, minorile o ordinaria, che richiedono attività di tipo peritale finalizzate a fornire elementi utili di conoscenza della situazione per l’adozione di provvedimenti di protezione e tutela del minore.

Tali interventi richiedono un preciso lavoro valutativo e progettuale per la formazione di possibili proposte di intervento, complementari all’attività giudiziaria, e la presa in carico della situazione, ove necessario, oltre l’espletamento del compito istruttorio.

L’intervento dell’Autorità Giudiziaria può essere sollecitato dallo stesso Servizio sociale, in presenza di situazioni che esigono, per essere tutelate, un provvedimento giudiziario.

 

Finalità

La finalità specifica di tali interventi è quella di fornire una lettura psico-sociale ed ambientale della situazione dei singoli minori, oggetto di procedure e provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, capace di orientarne la decisione.

La finalità più qualificante, ove la risposta non sia esauribile con la sola attività istruttoria, è quella di non circoscrivere o ritenere esaurito l’intervento nell’attività informativa, ma di lettura dell’eventuale bisogno da parte del Servizio sociale, della presa in carico della situazione complessiva e di un progetto di intervento sulla situazione.

 

Destinatari

Sono destinatari di questi interventi:

–        le giovanissime che affrontano la maternità senza reti familiari e parentali di appoggio e l’interruzione volontaria di gravidanza senza l’autorizzazione dei genitori (provvedimenti di competenza del Giudice Tutelare);

–        i figli contesi in situazione di separazione o divorzio (provvedimenti di competenza del Tribunale Ordinario);

–        i minori degli anni 18 che richiedono l’autorizzazione al matrimonio (provvedimenti di competenza del Tribunale per i Minori);

–        i minori soggetti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria minorile in materia civile, amministrativa e penale (provvedimenti di competenza del Tribunale per i Minorenni e della Procura della Repubblica presso il Tribunale Minorenni);

–        i minori immigrati, clandestini, senza fissa dimora e senza reti parenterali di appoggio in grado di gestire funzioni tutorie (di competenza del Giudice Tutelare, o del Tribunale Minorile o della Procura Minorenni, in relazione alla situazione individuale del minore; della Prefettura e della Questura per la permanenza, il rimpatrio ed i permessi di vario tipo).

 

Modalità di realizzazione

Questi interventi vengono attivati:

–        da una richiesta formale dell’Autorità Giudiziaria:     Tribunale per i Minorenni, Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, Giudice Tutelare, Giudice della separazione;

–        su segnalazione degli stessi servizi ove la conflittualità e la condizione di rischio per il minore sia tale da richiedere provvedimenti impositivi per poter effettuare gli interventi in favore del minore.

Essi hanno carattere di obbligatorietà: l’informativa è dovuta; il provvedimento che ne consegue deve essere eseguito.

Richiedono un’attività di valutazione della situazione complessiva del minore in tutte le sue dimensioni: sociale, relazionale, psicologica, sanitaria; la responsabilità del Servizio sociale, e non del singolo operatore, con il contributo delle professionalità e di altri servizi significativi per definire la situazione ed orientare quindi la decisione giudiziaria in relazione ad un progetto concreto.

I servizi sociali devono periodicamente rendere conto all’Autorità competente dell’andamento della situazione e proporre eventuali modifiche del provvedimento in relazione all’evolversi della situazione del minore.