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Documento della Commissione Nazionale
Per un percorso mirato alla conoscenza del fenomeno del maltrattamento e della violenza sessuale sui bambini nel nostro paese
PRESENTAZIONE Negli ultimi tempi il fenomeno del maltrattamento, della violenza, dello sfruttamento sessuale dei minori ha determinato nel Paese, per l’espansione di una nuova cultura a tutela dei diritti dei minori, ma anche a causa di alcuni casi dolorosi che hanno suscitato una forte reazione sociale, una maggiore attenzione verso il problema da parte dei mass media e delle istituzioni pubbliche e private. La Commissione Nazionale per il coordinamento degli interventi in materia di maltrattamenti, abusi e sfruttamento sessuale di minori, istituita dal Presidente del Consiglio dei Ministri Prodi con Decreto del 26 febbraio 1998, si è proposta di approfondire quali strategie operative possano essere attivate per prevedere modalità integrate di gestione di interventi di protezione del minore e di aiuto alla famiglia; per favorire una cultura interprofessionale e multidisciplinare sull’abuso all’infanzia tra operatori di diverse istituzioni preposte all’intervento; per migliorare la collaborazione e l’intervento di "rete" tra gli operatori a sostegno delle famiglie maltrattate; per fornire risposte ed aiuto nei confronti di situazioni specifiche ed infine, per promuovere attività di sensibilizzazione della popolazione sul tema dell’abuso all’infanzia e della sofferenza minorile. La commissione ha individuato le strategie d’intervento ritenute essenziali per contrastare il fenomeno del maltrattamento, degli abusi e della violenza sessuale che possono essere attivate dalle Pubbliche Amministrazioni con la collaborazione del privato sociale e di tutta la società civile e ha previsto, anche in attuazione del dettato di cui all'art. 19 della Convenzione per i diritti del fanciullo, approvata dall’ONU nel 1989 e ratificata dall’Italia con la legge 176/1991, un percorso mirato alla conoscenza del fenomeno, a farlo emergere, ad attuare "la presa in carico" del minore, a fare prevenzione e protezione, a diffondere una cultura dei diritti dei bambini e delle bambine ed a responsabilizzare la collettività al rispetto di quei diritti. La risposta finalizzata a prevenire, contenere, ridurre il fenomeno del maltrattamento, della violenza o dell’abuso all’infanzia richiede un nuovo e più forte approccio multilaterale tra famiglie, scuole, enti locali, volontariato ed associazionismo. Il documento qui presentato è pertanto una proposta concreta in particolare per il Dicastero della Solidarietà Sociale, per lo Stato, le Regioni, le Autonomie Locali, affinché tutte le Amministrazioni interessate, secondo le proprie competenze, assumano gli impegni necessari per garantire il diritto di ogni minore ai servizi essenziali di base, che attraverso una reale integrazione ne favoriscano lo sviluppo armonico sul piano educativo, culturale e sociale, e per attuare le specifiche strategie operative individuate per contrastare il fenomeno del maltrattamento e dell’abuso. Questo documento costituisce quindi un ulteriore tassello al percorso avviato, al fine di attuare i diritti dei bambini e delle bambine, con l’approvazione del Piano Nazionale per l’infanzia e l’adolescenza e della legge 285/1997, per la realizzazione di strategie organiche e coordinate delle politiche di settore, attraverso un patto capace di coinvolgere le istituzioni pubbliche centrali e locali, il terzo settore e tutta la società civile. Un ringraziamento va a tutti coloro che hanno contribuito a questo documento, portando l’esperienza in questo settore del proprio lavoro nei servizi pubblici, nel privato sociale, nell’associazionismo. La Ministra per la Solidarietà Sociale On. Livia Turco PREMESSA La Commissione ritiene indispensabile, in attuazione agli impegni presi dal Governo a livello nazionale, con il Piano d’Azione per l’Infanzia e l’Adolescenza e con la legge 28 agosto 1997, n. 285 "Disposizioni per la promozione di diritti e opportunità per l'infanzia e l'adolescenza" (art.4 lett. h), e a livello internazionale, con la ratifica della Convenzione ONU di New York del 29/11/89 (art.19 della Convenzione) e con l’approvazione e la sottoscrizione del Programma Operativo della Conferenza Mondiale di Stoccolma del 27-30 agosto 1996, una riflessione approfondita sui fenomeni di trascuratezza, maltrattamento fisico e psicologico, abuso e sfruttamento sessuale ed il conseguente impegno forte del Governo, delle pubbliche amministrazioni e di tutta la società civile a disegnare e mettere in campo tutte le possibili strategie per prevenire, contenere e ridurre il fenomeno. La Commissione, per una nuova cultura dell'infanzia e per il riconoscimento del diritto alla salute e al benessere del bambino come soggetto di diritto a pieno titolo, sottolinea con incisività che ogni intervento finalizzato a contrastare il maltrattamento non può prescindere da una politica globale di prevenzione primaria, volta ad evitare che si verifichino situazioni di disagio nelle quali spesso, ove non sostenute in tempo, possono innestarsi fenomeni di maltrattamento nelle sue varie forme. La Commissione, nel contesto delle più complessive e generali politiche di prevenzione, ritiene indispensabile comunque un impegno forte ed immediato finalizzato al contrasto del maltrattamento, dell'abuso e dello sfruttamento sessuale, e propone percorsi finalizzati a combattere tali fenomeni che ledono e impediscono uno sviluppo armonico del bambino sul piano educativo, culturale e sociale. Lo Stato, le Regioni, gli Enti Locali, al fine di assicurare ad ogni bambino le condizioni per un corretto processo di crescita fisica, psicologica, culturale e sociale, devono istituire e potenziare servizi socio-assistenziali e sanitari soprattutto per garantire ogni intervento idoneo a rimuovere le situazioni che determinano il maltrattamento nei diversi stadi dell’età evolutiva del bambino, quale strumento fondamentale della prevenzione.
La Commissione sottolinea l’importanza dell’esperienza maturata da alcune realtà pubbliche e private che storicamente si sono impegnate nella prevenzione e nel trattamento della violenza all’infanzia. A tal fine i modelli d’intervento adottati e sperimentati da tali realtà possono rappresentare un valido riferimento nell'attuazione e nel rafforzamento delle strategie di contrasto. Per interrompere il ciclo ripetitivo del maltrattamento ed evitare che il bambino maltrattato di oggi sia l’adulto maltrattante di domani urgono operatori formati e servizi integrati. La Commissione ritiene che
possano essere individuate cinque essenziali strategie d’intervento, delle quali
è comune denominatore l’istituzione e il potenziamento dei servizi di aiuto
all’infanzia, all’adolescenza e alla famiglia, in quanto strumenti per
l'attuazione di quella nuova cultura dell'infanzia auspicata anche nei piani
generali di intervento. PERCORSI La Commissione individua 5 fondamentali Strategie di Contrasto, di seguito indicate. Esse verranno poi dettagliatamente esposte. RILEVAMENTO DEI DATI E MAPPATURA DELLE RISORSE SUL TERRITORIO NAZIONALE La Commissione ritiene indilazionabile mettere in campo tutti gli strumenti necessari per:
I LIVELLI DI FORMAZIONE: DALLA FORMAZIONE DIFFUSA A QUELLA SPECIALISTICA La Commissione sottolinea la fondamentale necessità di:
ORGANIZZAZIONE DI SERVIZI INTEGRATI "IN RETE" - INTESE TRA LE ISTITUZIONI INTERESSATE - RAPPORTI CON IL PRIVATO SOCIALE La Commissione sottolinea che:
INTESE A LIVELLO NAZIONALE ED INTERNAZIONALE PER LA LOTTA ALLO SFRUTTAMENTO SESSUALE DEI BAMBINI A FINI COMMERCIALI La Commissione ritiene necessario:
INFORMAZIONE GLOBALE PER LA DIFFUSIONE DI UNA CULTURA DELL’INFANZIA - PATTO D’INTESA CON I MEDIA La Commissione ritiene necessario su temi di rilevanza sociale così significativi:
STRATEGIA DI CONTRASTO n°1 RILEVAMENTO DEI DATI E MAPPATURA DELLE RISORSE SUL TERRITORIO NAZIONALE Un primo obiettivo della Commissione è quello di indicare strategie adeguate per:
Per quanto attiene al problema della raccolta dei dati, la Commissione mette in luce che i dati disponibili a livello nazionale sono pochi e provengono esclusivamente dall’area giudiziaria. Esistono però alcune ricerche epidemiologiche che misurano il numero dei casi di bambini maltrattati seguiti dai servizi socio-assistenziali o sanitari di determinati territori, ed anche ricerche descrittive del fenomeno, che raccolgono informazioni in merito alle caratteristiche dei bambini maltrattati e delle loro famiglie, riferite ad un numero limitato di casi, seguiti però in un arco di tempo sufficientemente significativo. La Commissione auspica che queste ricerche, anche se legate ad un territorio circoscritto e relative ad un numero ridotto di casi, possano essere diffuse, e che le tecniche di rilevazione dei dati in alcune aree possano essere fatte conoscere e costituire una esperienza di base per migliorare la qualità della rilevazione. La Commissione ritiene che dall’area giudiziaria possano essere raccolti altri dati sicuramente relativi a situazioni di maltrattamento finora non rilevati. La Commissione suggerisce che vengano raccolti dati relativi ai casi conosciuti dai servizi socio-assistenziali di territorio, attraverso la predisposizione, nel rispetto delle reciproche competenze, di sistemi informativi integrati con i servizi dell’area sanitaria e di tutte le altre aree. La Commissione sottolinea la necessità che, in accordo con il Centro di Documentazione Nazionale e gli Osservatori regionali, si sviluppino sistemi informativi e metodologie atti ad assicurare la massima affidabilità nella rilevazione dei dati, ed in particolare ad affrontare il problema del "doppio conteggio". Uno sforzo specifico va posto nel prevenire la moltiplicazione di sistemi informativi non collegati tra loro. La Commissione ritiene che il rilevamento possa riguardare:
*** Per quanto riguarda la mappatura delle risorse esistenti, preliminarmente sarebbe utile accertare il rapporto tra popolazione, e in particolare popolazione minorile (a livello regionale e locale), e il numero degli operatori sociali e sanitari impegnati nell’area minorile, nonché l’entità della presenza di strutture di servizio pubblico e privato che si occupano anche di infanzia e adolescenza; emergerebbe così una prima indicazione sul rapporto esistente tra i bisogni del territorio e le risorse. Sul territorio nazionale i percorsi di aiuto e di presa in carico sono molto differenziati; bisogna perciò verificare se in ogni regione vi siano sufficienti risorse per rispondere alle esigenze di tutela dei minori. La Commissione ritiene che una delle possibili strategie per effettuare una mappatura della quantità e qualità delle risorse esistenti possa fare riferimento ai seguenti livelli di intervento: rilevamento / accertamento / protezione / cura e trattamento dei bambini e delle loro famiglie. Infatti queste sono le esigenze fondamentali e necessarie la cui soddisfazione permette di conseguire l'obiettivo finale del benessere dei bambini vittime di maltrattamenti. A titolo esemplificativo:
*** I dati sull'entità del fenomeno e sulla mappature delle risorse possono essere raccolti, nell'ambito di attuazione della legge 23 dicembre 1997, n 451 "Istituzione della Commissione parlamentare per l'infanzia e dell'Osservatorio nazionale per l'infanzia" a cura delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e Bolzano, in accordo con le amministrazioni provinciali, che provvederanno alla loro elaborazione. Tali dati confluiranno presso il Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’Infanzia, organismo tecnico dell'Osservatorio Nazionale dell'Infanzia, presieduto dal Ministro per la Solidarietà Sociale. La Commissione sottolinea la
necessità che sia i dati sul fenomeno, sia le informazioni in merito alle
risorse esistenti una volta raccolti ed elaborati a livello regionale e centrale
siano restituiti in forma accessibile e semplificata a tutti i servizi e gli
enti interessati, utilizzando possibilmente le nuove tecnologie telematiche. STRATEGIA DI CONTRASTO n°2 I LIVELLI DI FORMAZIONE: DALLA FORMAZIONE DIFFUSA A QUELLA SPECIALISTICA La Commissione preliminarmente segnala da una parte che in tutto il Paese aumenta la domanda di assistenza della vittima del maltrattamento e dei suoi familiari sia sotto il profilo sociale, sia sotto quello psicologico che clinico, dall’altra che non in tutto il Paese la domanda riceve una risposta congrua sia per i tempi sia per la qualità; e ciò perché non in tutti i contesti territoriali si registra un’adeguata presenza, preparazione, organizzazione e integrazione degli operatori coinvolti. La Commissione segnala la necessità di prevedere:
La Commissione conseguentemente ritiene necessario e improrogabile che in tutte le aree di intervento (socio-assistenziale, sanitaria e giudiziaria) i Ministeri competenti (Affari Esteri, Grazia e Giustizia, Interni, Pari Opportunità, Pubblica Istruzione, Sanità e Solidarietà Sociale), Regioni ed Enti Locali investano nelle strategie formative, istituendo servizi e potenziando quelli esistenti. La Commissione auspica che tutti gli operatori impegnati con i bambini, oltre alle tradizionali competenze professionali, acquisiscano nuove competenze specifiche, sviluppino nuove e più pregnanti capacità di accoglienza nei confronti del disagio sofferto dai bambini all’interno della propria famiglia, che dismettano quella tolleranza culturale nei confronti di condotte violente in ambito familiare in danno dei bambini (purtroppo ancora radicata in alcune aree del nostro Paese) al fine di essere in grado di individuare nei loro comportamenti i segnali del disagio e i sintomi rivelatori del maltrattamento. È necessario disegnare e diffondere percorsi formativi di base perché gli operatori pubblici e privati possano individuare quanto più precocemente possibile casi di maltrattamento, attivando altrettanto precocemente percorsi di protezione e percorsi di presa in carico psico-sociale e sanitaria, che devono essere gestiti da operatori specializzati nel settore. *** In relazione al fenomeno del maltrattamento, la formazione va impostata su tre livelli:
Il primo livello di formazione consiste nell’acquisire e sviluppare capacità di ascolto del bambino e, quindi, competenza nel rilevamento dei segnali del disagio. Essa è assicurata da una efficiente politica di prevenzione primaria sul territorio, che consiste nel promuovere nell’ambito dei contesti educativi l’educazione alla relazionalità, all’affettività, alla corporeità e allo sviluppo della sessualità, la cultura di attenzione e di accoglienza delle emozioni dei bambini, di ascolto e di osservazione dei loro comportamenti, dei messaggi non verbali che possono sottendere anche gravi disagi. La Commissione conseguentemente raccomanda l’istituzione sul territorio di un’équipe specialistica di riferimento in grado di fornire le informazioni corrette sul "cosa fare" quando viene riconosciuto un segnale di disagio, "come e a chi segnalare" al fine di mettere in moto la rete di protezione. La formazione di primo livello finalizzata al rilevamento si svolge secondo un doppio binario:
Questa formazione di base ha come obiettivo il superamento delle difficoltà da parte degli operatori a riconoscere, accogliere ed affrontare il mondo delle emozioni e degli affetti dei bambini e la conseguente necessità di una elaborazione rispetto alla loro capacità di ascolto e di dialogo. In questi ultimi anni sul territorio nazionale sono stati attivati molti percorsi di sensibilizzazione e di formazione di base, che oggi possono essere sviluppati e implementati anche con le risorse a disposizione delle regioni ai sensi dell’art. 2 comma 2 della legge 285/97. Il primo livello ha, dunque, come obiettivo privilegiato il rilevamento precoce della richiesta di aiuto: non sempre o non necessariamente la persona che la raccoglie è in grado di decodificarla e di comprendere quale sofferenza essa esprime. Altri sono gli operatori competenti a decifrarlo e a fare la diagnosi, altri quelli competenti a curare e a proteggere; ma è fondamentale che ogni adulto che ha rapporto con un bambino abbia un livello minimo di formazione per riconoscere e rilevare il segnale di aiuto, e un bagaglio informativo minimo sulle realtà di riferimento esistenti sul territorio (équipe specialistica o altro). Un rilevamento precoce permette di attivare il percorso di approfondimento, anche con il concorso e il supporto di altri operatori, al fine di garantire una segnalazione tempestiva adeguatamente supportata. Gli operatori (scolastici, socio-assistenziali o psico-pedagogici, delle comunità, dell’ufficio minori della questura o quanti altri) che hanno rilevato il segnale restano molto spesso protagonisti di un’azione di sostegno e di aiuto nel successivo percorso. Il secondo livello di formazione è costituito dalla diagnosi. Questo percorso mira a formare l’operatore che deve accertare il maltrattamento, e quindi tre categorie di operatori:
Nel percorso diagnostico le tre aree indicate si intersecano e devono integrarsi in modo da consentire la formulazione di una diagnosi globale multidisciplinare. Il terzo livello di formazione è quello rivolto agli operatori che attuano la messa a punto di un percorso di aiuto psico-sociale per il trattamento del maltrattamento (ormai diagnosticato) finalizzato al sostegno e al recupero del bambino e, ove possibile, del suo nucleo familiare. I percorsi formativi sono altamente specializzati; la individuazione del trattamento della vittima (unitamente all’accertamento della responsabilità anche penale dell’abusante) rappresenta la possibilità di recupero del bambino maltrattato. A questo livello interagiscono anche gli strumenti giuridici di protezione del bambino e quelli finalizzati all’accertamento del reato di maltrattamento o di atti sessuali e alla condanna dell’autore della violenza; entrano in campo (potrebbero già essere intervenuti ai livelli precedenti) le Forze dell’Ordine, il Tribunale per i Minorenni, la Procura presso il Tribunale per i Minorenni, la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario, il Giudice per le indagini preliminari, il Giudice della separazione e talvolta anche il Giudice Tutelare; diventa perciò ancora più essenziale condividere la cultura del lavoro integrato. È, dunque, indispensabile che anche gli operatori dell’area giudiziaria (forze dell’ordine, avvocati e magistrati) ricevano una formazione di base minima sulle modalità di relazione con il bambino vittima di maltrattamento, in vista anche dell’introduzione della legge contro lo sfruttamento sessuale dei minori, che richiede nuove competenze. In particolare, se ne sottolinea la necessità per quanto attiene all’audizione del bambino, all’attivazione delle risorse per la presa in carico, alla scelta del perito. In sintesi la Commissione, per l'attuazione di questa strategia di contrasto, ritiene necessario per tutti gli operatori, da una parte una formazione permanente che permetta loro l’acquisizione, il mantenimento e l’aumento delle abilità tecniche necessarie ad un lavoro così complesso e difficile, e dall’altra la costituzione e lo sviluppo di servizi integrati competenti ed idonei ad intervenire sui casi di maltrattamento come riferimento specialistico di supporto. La Commissione ritiene
improrogabile investire nella formazione degli operatori che devono assicurare
il trattamento di recupero; il percorso psicoterapeutico, ove è possibile, deve
rivolgersi anche ai familiari ed in particolare al genitore maltrattante. STRATEGIA DI CONTRASTO n°3 ORGANIZZAZIONE DI SERVIZI INTEGRATI "IN RETE" - INTESE TRA LE ISTITUZIONI INTERESSATE - RAPPORTI CON IL PRIVATO SOCIALE La Commissione preliminarmente sottolinea che idonei protocolli d’intesa rappresentano un efficace strumento per definire i ruoli, le funzioni, le modalità, i percorsi, le interazioni tra le diverse istituzioni e tra le istituzioni e le realtà di privato sociale, cui devono fare riferimento tutti gli operatori del pubblico e del privato. In sintesi, i protocolli d’intesa possono disegnare una comune metodologia d’intervento a carattere interdisciplinare. I protocolli possono anche essere la sede per uniformare i linguaggi dei diversi operatori interagenti nei casi di maltrattamento, circoscrivere concetti che si prestano ad interpretazione troppo ampia (pregiudizio, grave pregiudizio, abbandono morale, abbandono materiale). La Commissione ritiene che la stesura di protocolli d’intesa fra tutti i soggetti interessati porti alla determinazione di più specifiche e chiare linee d’indirizzo a livello locale tra soggetti (istituzionali e non) interessati e alla definizione di precise regole di riferimento e di concreti parametri d’intervento relativo al lavoro con i bambini e con le loro famiglie per tutti gli operatori, con l’effetto di ottimizzare il risultato. La Commissione sottolinea ancora che la gestione integrata e il lavoro di rete rappresentano il frutto di una formazione globalmente impostata alla interdisciplinarità dell’intervento, nella consapevolezza che soltanto favorendo la comunicazione tra le istituzioni, e tra le istituzioni e il privato sociale, è possibile ottenere risultati congrui in relazione alle esigenze del contesto e alle risorse messe in campo. A tal fine la Commissione evidenzia quali elementi essenziali:
La rete integrata si svolge su due livelli:
La Commissione sottolinea la necessità di costruire una metodologia di lavoro integrato centrato sulla capacità di sviluppare tra i diversi attori un’intesa sugli obiettivi, sui tempi, sulle funzioni, sulle procedure, al fine di valorizzare le risorse di ciascuna agenzia, potenziare le capacità di accoglienza della comunità, garantire un intervento efficace nel lungo periodo. La Commissione auspica che per un adeguato trattamento dei bambini e delle famiglie problematiche si prevedano organizzazioni in grado di rispondere in modo mirato al fenomeno del maltrattamento, senza prevedere necessariamente degli uffici specifici con operatori che si occupino a tempo pieno di maltrattamento in danno di bambini. La Commissione a tal fine propone che vengano assunti gli opportuni atti legislativi e amministrativi per l’attivazione di équipe di riferimento composte da operatori sociali dei servizi degli enti locali e operatori dei servizi sanitari "referenti" nel campo specifico, per il territorio di competenza, i quali, in quanto maggiormente formati e specializzati su questi temi, anche con diverse professionalità e competenze, possano - tramite un continuo confronto interdisciplinare - fornire una consulenza specialistica agli altri operatori chiamati ad occuparsi del caso, agli insegnanti, ai cittadini, alle autorità giudiziarie. La Commissione ritiene, infatti, che risponda prioritariamente all’interesse generale della collettività avere operatori socio-assistenziali e sanitari dei servizi territoriali adeguatamente formati, in grado di rilevare e prendere in carico il problema del maltrattamento, piuttosto che attivare servizi specialistici finalizzati esclusivamente alla diagnosi, al trattamento e alla cura, utilizzando comunque le risorse pubbliche e private ritenute adeguate al caso concreto. Conseguentemente spetterà alle Regioni e agli Enti Locali di individuare all’interno dei servizi socio-assistenziali e sanitari delle Aziende sanitarie e ospedaliere operatori che intervengano in supporto al territorio per i casi più gravi e anche su richiesta dell’Autorità Giudiziaria. *** Nell’ambito del raccordo tra pubbliche amministrazioni, la Commissione auspica che il Governo, le Regioni e gli Enti Locali, ciascuno secondo le proprie competenze, si impegnino a:
Tale ultimo obiettivo richiederà la promozione di azione interrelate e interconnesse, tenendo presenti quelle già in atto in alcune regioni e in altre realtà europee ed extra-europee, tese a promuovere, in accordo con le Regioni e gli Enti Locali, anche in attuazione dell’art. 4 della legge n. 285/97, il potenziamento e/o l’attivazione di servizi e strutture per la presa in carico della disfunzione familiare e la riduzione della conflittualità, per la responsabilizzazione al ruolo genitoriale, per la promozione dell’affidamento familiare, per la mediazione familiare, per l’accoglienza di bambini maltrattati e dei genitori non maltrattanti e non complici per il tempo della psicodiagnosi e la valutazione del caso, per la progettazione di strategie di recupero, anche a favore dell’autore del maltrattamento. Soggetti istituzionali ed enti coinvolti o interessati nell'attuazione della legge n. 285/97 sono principalmente le Regioni e gli Enti Locali (singoli o associati), le Aziende sanitarie e ospedaliere, i Provveditorati agli Studi, le Prefetture, l’Autorità Giudiziaria, gli Uffici Minori delle Questure e la Polizia giudiziaria, i Centri per la giustizia minorile, il privato sociale, enti e associazioni di volontariato, enti e strutture di formazione e ricerca, Università, altri soggetti a vario titolo organizzati. La Commissione sottolinea l'opportunità di vagliare le realtà del privato sociale in grado di contribuire ad ampliare e rendere più efficace la rete dei servizi per la prevenzione, l'individuazione e la cura del maltrattamento in danno dei bambini. Servizi, privato sociale, linee telefoniche di aiuto che hanno sviluppato una specifica e significativa competenza tecnica e scientifica vanno valorizzati anche come risorse per la ricerca e lo studio delle più efficaci pratiche di intervento insieme e in collaborazione con i centri pubblici. Ciò anche per utilizzare, nel più ampio senso possibile, le iniziative di formazione, di approfondimento scientifico e di confronto seminariale che i servizi del privato sociale e le linee telefoniche hanno da tempo consolidato. La Commissione osserva che la legge n.66 96 sulla violenza sessuale ha introdotto anche norme espressamente mirate alla protezione del bambino vittima, nel presupposto di una intesa costante tra l’ufficio giudiziario minorile competente per la protezione della vittima e l’ufficio giudiziario ordinario competente per l’accertamento del reato. Si registra però che solo in alcuni contesti giudiziari tale intesa è stata formalizzata ed attuata attraverso protocolli d’intesa; nella gran parte del Paese norme, quali l’audizione protetta e l’assistenza psicologica del bambino vittima, introdotte a garanzia di un processo più rispettoso della parte offesa, non trovano ancora una puntuale applicazione. È perciò fondamentale al riguardo il raccordo degli interventi di tutela giudiziaria del bambino da parte del Giudice minorile e l’intervento del Pubblico Ministero che può emettere provvedimenti restrittivi della libertà del presunto abusante e del Giudice della separazione che ha regolamentato i rapporti genitore-figlio. Scattano così una serie di tappe (relative al sostegno del bambino nelle varie fasi processuali) che possono essere tenute presenti e rispettate soltanto in un lavoro di rete, che sia formalizzato e codificato in appositi protocolli. La Commissione pertanto sottolinea:
*** La Commissione, nell’ambito del raccordo tra le pubbliche amministrazioni, sente il bisogno di evidenziare in modo particolare il ruolo della scuola, che rappresenta senza ombra di dubbio il luogo privilegiato di osservazione del disagio dei bambini e degli adolescenti. La scuola è l’unica istituzione in cui passano tutti i bambini; è perciò la scuola il contesto sul quale puntare l'attenzione per interventi mirati di prevenzione. L’insegnante è il tramite per una rilevazione precoce, il suo ruolo deve essere maggiormente valorizzato e ogni intervento integrato deve vedere presente la scuola. Il Ministero della Pubblica Istruzione ha indicato linee d’indirizzo e sta attuando interventi differenziati per contrastare la dispersione scolastica e promuovere il successo formativo degli studenti. Tali interventi sono organizzati nel quadro dell’autonomia della scuola e integrati nel curricolo scolastico, in studi interdisciplinari sui quali costruire appositi itinerari d’approfondimento. Le linee d’indirizzo, che indubbiamente rappresentano un significativo riferimento per elaborare strategie più specificamente mirate a contrastare i fenomeni di sfruttamento e di violenza in danno dei bambini, prevedono l’integrazione ai livelli territoriali dei diversi servizi con la costituzione di osservatori provinciali composti dai rappresentanti ed operatori delle amministrazioni degli enti territoriali e delle agenzie del privato sociale; essi avranno il compito di raccogliere i dati, definire indicatori socio-economici e culturali, promuovere ed elaborare progetti integrati, favorire il rapporto tra le scuole e gli enti operanti nel territorio, promuovere e realizzare forme di ricerca e di aggiornamento. Tali osservatori devono operare in raccordo con le Regioni che, in attuazione dell'art. 4 della legge 451/97, attivano iniziative per la rilevazione sistematica di dati e informazioni sulla condizione dell'infanzia e dell’adolescenza. Si ritiene opportuno inoltre la identificazione di aree a rischio per stabilire priorità di intervento, quali la formazione in modo congiunto di docenti ed operatori territoriali (con particolare riferimento ai temi della progettazione integrata, della comunicazione, della gestione delle relazioni e delle motivazioni) ed il coinvolgimento delle famiglie. La scuola potrebbe impegnarsi in particolare a gestire l’anagrafe scolastica e il monitoraggio delle frequenze in modo che vengano segnalati con tempestività ai servizi socio-assistenziali territoriali gli abbandoni e le situazioni a rischio, così da consentire, in accordo con altri soggetti istituzionali e del privato sociale, opportuni interventi preventivi. Devono essere in ogni caso attivati e/o potenziati i servizi socio-assistenziali degli enti locali e i servizi di sostegno psico-pedagogico per poter garantire un effettivo supporto di consulenza ai bambini e agli operatori della scuola. *** Ritiene la Commissione che in sede di protocolli debbano essere affrontati alcuni nodi connessi alla esistenza di norme contrastanti, prima fra tutti quello relativo:
La Commissione sostiene con
forza la necessità di chiedere in proposito chiarimenti al Garante per la
Privacy. STRATEGIA DI CONTRASTO n° 4 INTESE A LIVELLO NAZIONALE ED INTERNAZIONALE PER LA LOTTA ALLO SFRUTTAMENTO SESSUALE DEI BAMBINI Lo sfruttamento sessuale dei bambini a fini commerciali configura una delle forme più gravi di coercizione e di violenza sull’infanzia; esso equivale ai lavori forzati e rappresenta una forma di schiavitù dei nostri tempi. La Commissione ricorda che con la Dichiarazione e il Programma d'azione di Stoccolma del 1996 gli Stati firmatari si sono impegnati a contrastare con ogni mezzo lo sfruttamento sessuale dei bambini a fini commerciali, mediante l'adozione di ogni adeguata misura sul piano politico, legislativo, programmatico, volta alla repressione di ogni manifestazione connessa con tali fenomeni. Significativa attuazione di questo impegno è la legge 3 agosto 1998 n. 269 "Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù" che delinea nuove fattispecie criminose in relazione ai nuovi fenomeni (la prostituzione, la pornografia, il turismo sessuale perpetrati in danno dei bambini) e che correttamente sancisce la riconducibilità delle condotte reato ad una forma nuova di riduzione in schiavitù. La Commissione sottolinea la rilevante significatività dell’appello rivolto da più parti al Governo affinché, all’interno dello Statuto del Tribunale Internazionale Penale Permanente, i crimini organizzati contro l'infanzia, ed in particolare le forme di riduzione in schiavitù, possano essere ricompresi fra i "crimini contro l’umanità", così come richiesto dalla mozione approvata dal Senato in data 2/6/98. La Commissione auspica che, per favorire il contrasto e la repressione di tali fenomeni, nel solco tracciato dal meeting di Stoccolma, l’impegno profuso fino ad oggi dalle Istituzioni nazionali coinvolte prosegua e si rafforzi, e che alla promulgazione della recente legge n. 269/98 possano seguire adeguate iniziative sia sul piano interno che internazionale per una concreta attuazione delle nuove disposizioni, nonché per una sempre più efficace azione di repressione del fenomeno. *** In particolare, la Commissione sottolinea l’opportunità di :
In tal modo si darà piena attuazione al principio di "extraterritorialità delle leggi penali" già introdotto nel documento di Stoccolma per assicurare alla giustizia del Paese d’origine ovvero del Paese di destinazione la persona che sfrutta un bambino a scopo sessuale. *** La Commissione sottolinea ancora che ogni efficace azione attuata per fronteggiare la tragica realtà dello sfruttamento dei bambini deve partire innanzitutto dalla definizione del fenomeno sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo. La Commissione ritiene pertanto utile avviare un’indagine ricognitiva del fenomeno, anche attraverso gli Uffici diplomatici e consolari all’estero, per approfondire gli aspetti legati alla mappatura dei Paesi maggiormente coinvolti nel fenomeno nonché alla raccolta dei relativi dati. In tal modo sarebbe possibile delineare in maniera più certa ed articolata le dimensioni di un fenomeno che ancora in parte sfugge alle analisi. Si stima attualmente che i bambini coinvolti nell’industria del sesso siano per fare alcuni esempi all’incirca : 500.000 in India, 5.000 in Messico, 40.000 in Venezuela, 500.000 in Perù. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha stimato inoltre in 250milioni i bambini tra i 5 ed i 14 anni sfruttati nel lavoro nero. A tal fine la Commissione ritiene utile:
La Commissione sottolinea inoltre l'esigenza di uno studio approfondito dei termini in uso quali: "sfruttamento sessuale a fini commerciali", "traffico", "pornografia infantile": uniformare il linguaggio e intendersi sul significato dei termini in uso è la premessa del lavoro interdisciplinare. L'uso di un linguaggio comune agevola gli operatori, e per quanto riguarda in particolare i termini coniati per i nuovi fenomeni (vecchi quanto il mondo ma nuovi per le nuove modalità attuative) è necessario delimitare più chiaramente i contorni delle diverse fattispecie ricomprese nelle nuovi previsioni di reato di cui alla legge tuttora in discussione al Parlamento. È indubbio infatti che tali fenomeni presentano al momento una configurazione quanto mai incerta e vischiosa, e per la proiezione internazionale e, come già sottolineato, per l'intervento delle organizzazioni criminali. La Commissione suggerisce che un punto di riferimento significativo per tali riflessioni può essere rappresentato dal testo in via di elaborazione del "Protocollo facoltativo alla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo", concernente "La Vendita, Prostituzione, e Pornografia infantile". *** La Commissione sottolinea che la lotta allo sfruttamento sessuale dei bambini ed alla prostituzione infantile non può essere disgiunta dal più ampio contesto della lotta alla tratta degli esseri umani ed allo sfruttamento in genere dei bambini, sfruttamento che oltre alla drammatica dimensione sessuale e pedofila, prende forme diverse, quali l’accattonaggio, il lavoro abusivo, il furto, lo spaccio di droga e il coinvolgimento in altre attività illecite. La Commissione quindi ritiene che la repressione di fenomeni tanto aberranti impone da una parte di proseguire nella direzione già efficacemente intrapresa dal Governo per la lotta contro il lavoro minorile attraverso la Carta degli Impegni sottoscritta il 16/4/1998, dall’altra di affiancare, in sede nazionale, a questa lotta quella contro l'evasione scolastica e la povertà. La Commissione sottolinea che il fenomeno della tratta degli esseri umani coinvolge in maniera sempre più drammatica soprattutto le donne ed i bambini, categorie queste che per la loro condizione di sensibile vulnerabilità, sono le vittime fatali di tali traffici. Attualmente esso ha assunto dimensioni preoccupanti anche a causa della sempre più scontata gestione del mercato da parte delle organizzazioni criminali, che hanno tempestivamente messo a fuoco le potenzialità di tale "business", capace di assicurare notevoli profitti. La Commissione raccomanda:
La Commissione è convinta che un’efficace azione di repressione dei fenomeni di sfruttamento sessuale dei bambini a fini commerciali deve inoltre prevedere nel settore della collaborazione internazionale:
*** È giudizio concorde che la radice della piaga dello sfruttamento dei bambini a fini sessuali risiede soprattutto nella estrema povertà e nelle condizioni di vero e proprio abbrutimento in cui versano milioni di bambini in tutto il mondo e con loro milioni di famiglie. Tali condizioni di estrema emarginazione sociale sono all’origine tanto dei flussi migratori di bambini a fini sessuali e di sfruttamento di vario genere, quanto dell’esistenza di una massa enorme di bambini, disponibile e vulnerabile al turismo sessuale nei rispettivi Paesi di origine. Un compito che deve pertanto essere portato avanti con particolare vigore è quello di destinare una parte consistente degli interventi di cooperazione internazionale con i Paesi in Via di Sviluppo (PVS) a progetti mirati al recupero e alla piena integrazione nel tessuto sociale di bambini emarginati, sfruttati, abbandonati, nella convinzione che senza un impegno coordinato di tutti i Paesi avanzati su questo obiettivo prioritario non sarà efficace alcuna legislazione astratta contro lo sfruttamento sessuale. In questa ottica la Commissione stima di particolare importanza dare adeguato risalto (in linea con quanto fissato nel Piano di Azione nonché nelle Linee Guida degli Interventi di Cooperazione con i PVS) alle iniziative finalizzare a favorire nella più larga misura possibile il raggiungimento degli obiettivi ritenuti prioritari nel settore della tutela dell’Infanzia:
Occorrerà approfondire pertanto gli aspetti di collaborazione con le Autorità dei PVS maggiormente toccati dai fenomeni di sfruttamento dei bambini e delle bambine, affinché possano essere adottati piani nazionali d’azione mirati alla tematica dell'infanzia con un approccio globale, toccando quindi i diversi aspetti del problema da quello sanitario, a quello della nutrizione, dell’istruzione, della formazione professionale, ecc. La Commissione sul piano interno ritiene opportuno promuovere azioni di sensibilizzazione da rivolgere in particolare al personale operante nel settore turistico-alberghiero ed al personale di volo delle compagnie aeree; al riguardo la Commissione suggerisce di fare riferimento ad eventuali programmi messi a punto e già proposti in Italia. Queste iniziative di
sensibilizzazione per il contrasto dei fenomeni di sfruttamento dei bambini,
soprattutto nel settore del turismo sessuale dovranno, ad avviso della
Commissione, essere svolte dalle Amministrazioni dello Stato competenti - primo
fra tutti il Dipartimento del Turismo, già profondamente attivo nel settore -
anche in raccordo con le Regioni. STRATEGIA DI CONTRASTO n° 5 INFORMAZIONE GLOBALE PER LA DIFFUSIONE DI UNA CULTURA DELL’INFANZIA - PATTO D’INTESA CON I MEDIA I mass-media rappresentano uno strumento fondamentale per la diffusione di una nuova cultura dell’infanzia e dell’adolescenza, centrata sull’interesse del bambino ad essere rispettato come persona. La Commissione a tal fine auspica che:
In questa ottica si evita di cadere nella tentazione di creare e diffondere allarmismi, e ci si attiva, invece, per realizzare strategie che portano al superamento della cultura dello scoop e, quindi, creano le condizioni perché vengano evidenziate le situazioni positive. Alla base di una nuova cultura rispettosa dei diritti del bambino la Commissione ritiene fondamentale il concetto di comunicazione integrata, perché i messaggi arrivino ad una platea articolata senza il rischio di un loro snaturamento. La Commissione a tal fine auspica che il Ministro per la Solidarietà Sociale e l’Ordine dei Giornalisti concordino un protocollo che preveda:
Questo protocollo con i mezzi di informazione comporterà nel tempo il superamento della cultura dello scoop. Troppo spesso il bambino, infatti, è visto esclusivamente nella cronaca nera come oggetto di violenza o come protagonista di fatti delittuosi, molto raramente come soggetto di diritti e di doveri nella vita di tutti i giorni. Nell’ambito di una comunicazione integrata e globale il Dipartimento per gli Affari Sociali può rappresentare una possibile fonte per l’acquisizione e la divulgazione di notizie che vedono i bambini protagonisti o destinatari di azioni positive. *** La Commissione ritiene anche opportuno che si diffondano nella collettività iniziative mirate a rendere i cittadini tutti, ed i bambini in particolare, consapevoli dei diritti dell’infanzia; La Commissione suggerisce a tal fine che il Dipartimento per gli Affari Sociali organizzi:
Queste pubblicazioni saranno diffuse capillarmente nel mondo della scuola e dei servizi, e contemporaneamente verranno individuate occasioni di incontro con le famiglie per farne oggetto di discussione. In armonia con gli impegni assunti a Stoccolma infatti occorrerà dare adeguato risalto a tutte le iniziative tese "a garantire una informazione della migliore qualità possibile, di più elevata attendibilità e realizzata secondo parametri etici riguardanti tutti gli aspetti dello sfruttamento sessuale" ed "a lanciare campagne di comunicazione, stampa ed informazione nel rispetto delle differenze sessuali, per sensibilizzare e formare i funzionari governativi e gli altri operatori pubblici sui diritti dell’infanzia, sull’illegalità e sulle pericolose conseguenze dello sfruttamento sessuale di bambini a fini commerciali, nonché promuovere all’interno della società abitudini e comportamenti sessuali responsabili che rispettino lo sviluppo del bambino, la sua dignità e il rispetto per se stesso". La Commissione infine auspica fortemente che i giornalisti si adeguino alle linee guida e ai principi sottoscritti dall’"International Federation of Journalist" nell’aprile 1998 a Bruxelles; gli obiettivi prioritari del documento sembrano essere quello di mantenere elevati standards etici e professionali, e quello di promuovere una informazione molto ampia sulla Convenzione sui Diritti dell'Infanzia di New York. La Commissione contro gli abusi, i maltrattamenti e lo sfruttamento sessuale dei minori, costituita con il D.P.C.M. 26 febbraio 1998 è così composta:
Consigliere CARMELA
CAVALLO Dott.ssa TERESA
BERTOTTI Prof. ERNESTO CAFFO
Dott.ssa ANNA MARIA COLELLA Funzionario della Regione Piemonte esperta in politiche minorili Dott.ssa MARA GATTONI Presidente dell’associazione ECPAT (Compagnia Internazionale contro la prostituzione infantile legata al turismo) Dott.ssa MARIA ROSA
GIOLITO Dott.ssa DONATA NATOLI
Prof. GABRIEL LEVI Neuropsichiatria Infantile - Università di Roma Prof. FRANCESCO
MONTECCHI Dott.ssa MARIA LETIZIA
POLISTENA Dott. JOSEPH MOYERSOEN Organizzazione non governativa "Terres des Hommes" Dott.ssa MARIA RITA
PARISI Dott.ssa ROBERTA
GIOMMI Dott.ssa GIULIANA
MASSARI DAL POZZO Prof. FRANCESCO
NARDOCCI Prof. GIORGIO
TAMBURLINI Avv. GIANFRANCO DOSI
Dott.ssa MIRELLA
BONCOMPAGNI Dott.ssa VITTORIA TOLA
Dott. VALERIO BELOTTI Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’Infanzia e l’Adolescenza Vice Prefetto Dott.
CESARE CASTELLI Commissario Capo
Dott.ssa TIZIANA TERRIBILE Dott. CARLO
PIERGALLINI Dott.ssa ANNA MARIA
TERESA GREGORI Dott.ssa FIORENZA D’IPPOLITO
Dott. LUIGI CALCERANO
Dott. MARCO ROMITI Dott.ssa ISABELLA
MENICHINI Le funzioni di segreteria
della Commissione vengono svolte dai seguenti funzionari del Dipartimento Affari
Sociali: La Commissione Nazionale per il Coordinamento degli interventi in materia di maltrattamenti, abusi e sfruttamento sessuale di minori ha svolto la propria attività attraverso gruppi di lavoro coordinati dalla Dott.ssa Carmela Cavallo, dalla Dott.ssa Anna Maria Colella e dalla Dott.ssa Isabella Menichini. |