La
scuola media è stata unificata nel 1962. Fino al 1979 ha conservato un
forte spessore culturale. Nel 1979 i Programmi sono stati rinnovati
assumendo un'impronta prettamente orientativa. Sono state fatte varie
sperimentazioni: il bilinguismo che nasce dalla necessità di
venire incontro ad una forte richiesta di studio della lingua inglese
(il bilinguismo si può applicare anche al tempo normale effettuando dei
rientri) e il tempo prolungato, in cui l'orario viene portato da
30 a 36 ore (in questo modo si potenzia il tempo scuola permettendo la
compresenza e l'istituzione di laboratori).
Nei primi anni il tempo prolungato è stato ricco di progetti, ma
con il passare degli anni questo fermento si è un po' affievolito
rischiando in alcuni casi di perdere il suo significato. Resta comunque
il valore orientativo della scuola media per cui tutte le discipline
studiate ricoprono la stessa importanza per permettere ai ragazzi di
scoprire quali possono essere i loro interessi più autentici. Con
l'introduzione della legge sull'autonomia vi sono stati dei cambiamenti
sostanziali, anche per ciò che riguarda le ore curricolari che si
possono ridurre del 15% a favore di progetti , di laboratori stabili, e
tutte quelle attività che possono essere orientative per i ragazzi.
La scuola media deve mettere in condizione di scegliere,
incoraggiando le attitudini di ciascuno, non stabilendo dall'alto un
tipo di cultura standardizzata (letteraria, filosofica, matematica). Per
poter realizzare una scuola sì fatta c'è bisogno di uno scambio di
informazione tra scuola e famiglia; trovare maggiori spazi di incontro,
abituarsi ad una progettazione fatta per tempo (l'anno prima per l'anno
dopo) per poter progettare insieme ai genitori che devono ricevere tutte
le informazioni necessarie per poter dare la loro adesione partecipata e
il loro contributo. E' chiaro che in questa ottica anche i genitori
devono poter trovare tempi ed entusiasmo per poter collaborare.
D'altra parte i genitori sono una risorsa nella scuola dell'autonomia
da un punto di vista di esperienze, di idee, ma anche economico. Nella
scuola i rappresentanti dei genitori assumono un ruolo molto importante,
ma reso difficile dalla mancanza di collaborazione di tutti i genitori.
Spesso i rappresentanti hanno la sensazione di rappresentare solo se
stessi, in quanto una volta eletti vengono lasciati soli da tutti gli
altri e finiscono per assumere o un atteggiamento passivo e di consenso
per tutto ciò che viene loro proposto, o di eccessivo controllo e
rigidità, atteggiamento che non garantisce certo il dialogo tra scuola e
famiglie.
La partecipazione è nel mezzo, nel cercare cioè proposte
condivisibili. E' proprio la condivisione alla base di un buon
rapporto tra genitori e insegnanti. Se tra genitori e insegnanti non si
instaura un buon rapporto si rischia di avere diffidenza l'uno
dell'altro e a farne le sperse sono solo i ragazzi. Altro punto caldo
dell'autonomia è l'autonomia finanziaria, cioè la necessità che ogni
scuola reperisca i fondi necessari per le attività scolastiche. Anche
qui i genitori possono dare un contributo , innanzi tutto di idee,
sfruttando per così dire, le proprie competenze lavorative; è necessario
però anche un contributo economico che può essere volontario, ma in
maniera generica o può essere richiesto in base a ciò che realmente
occorre per realizzare quei progetti fatti insieme, stabilendo quote con
bilanci e preventivi.
Questa seconda soluzione sarebbe la più auspicabile, anche se più
impegnativa e, sotto certi aspetti, anche più delicata perché,
stabilendo quote fisse, mette in condizione chi non può pagare di
doverlo dire. In conclusione possiamo dire che l'autonomia è senz'altro
uno strumento valido, ma solo se saremo tutti, genitori e docenti;
disposti a venirci incontro con spirito di collaborazione e di stima
reciproca.
|