La scuola si trova oggi di fronte a cambiamenti profondi che intendono
modificare radicalmente la identità di tale istituzione educativa e
ridefinire il ruolo che in essa devono svolgere dirigenti, insegnanti
allievi e genitori. La legge sull'autonomia, ricordiamo autonomia
didattica, organizzativa e di ricerca, cambia profondamente l'immagine
della scuola ma perché tale innovazione sia efficace, si traduca cioè in
un reale cambiamento qualitativo della struttura, essa deve vedere il
coinvolgimento e la partecipazione di tutti alla realizzazione di
progetti educativi mirati che si pongano l'obiettivo di offrire
all'alunno un'esperienza culturale di alto spessore e di profondo
significato per la sua maturazione personale e per un suo orientamento
consapevole nel mondo.
I genitori dunque sono chiamati ad assumere impegni e responsabilità
educative e a collaborare con gli insegnanti nella logica di una
continuità formativa che , nel riconoscimento degli specifici ruoli,
definisce le linee di un vero e proprio patto pedagogico tra scuola e
famiglia.
Giova ripetere che i genitori non debbono interferire con le scelte
didattiche che la scuola, in particolare gli insegnanti intendono
adottare, piuttosto debbono collaborare perché questa esperienza di
alfabetizzazione culturale che i ragazzi vivono a scuola diventi non
solo un arricchimento di conoscenze ma momento di riflessione sul mondo,
di crescita relazionale e affettiva, di maturazione di un'identità
personale, si traduca cioè in una significativa esperienza formativa.
Questo richiede però che i genitori assumano in modo sempre più
consapevole il loro ruolo educativo e sappiano offrire risposte efficaci
ai bisogni dei ragazzi di oggi.
1) Le risposte educative dei genitori ai bisogni dei ragazzi oggi
Educare non significa modellare un soggetto secondo un'immagine ideale
definita a priori, ma piuttosto progettare intenzionalmente le
condizioni che consentono a ciascuno di sviluppare al massimo le proprie
potenzialità e di realizzarsi come persona libera, creativa, autonoma
che sa orientarsi nel mondo ed elaborare un progetto di vita, che sa
promuovere nella relazione positiva con l'ambiente in cui vive.
Il soggetto è dunque un sistema complesso aperto all'esterno e inserito
in una trama di relazioni da cui è condizionato. II concetto di sistema
implica l'idea di un insieme d'elementi che sono tra loro in relazione
tale che un cambiamento che avviene in uno di loro va ad incidere su
tutti gli altri e sulla stessa struttura (legge dell'organizzazione
ricorsiva).
Dire dunque che l'uomo è sistema significa sottolineare che è una
totalità, un'unità inscindibile in cui tutti gli aspetti che lo
contraddistinguono (corporei, percettivo cognitivi, emozionali
affettivi, socio relazionali) sono in stretta integrazione tra loro.
E l'uomo è un sistema aperto, in costante interazione con l'ambiente in
cui vive che è costituito da oggetti, persone, credenze, sistemi di
significato, aspettative, sentimenti con cui costantemente si confronta
e che assume in modo personale attraverso un'organizzazione e
rielaborazione interna. Infatti,, non va dimenticato che ciascuno
risponde agli stimoli dell'ambiente in modo originale e unico, in
relazione al proprio sistema di conoscenze e di valori costruito grazie
alle esperienze precedenti.
Per essere efficace occorre dunque prima di tutto che l'intervento
educativo sia individualizzato, cioè elaborato in relazione alle
specificità del soggetto. Non esistono ricette preconfezionate; occorre
assumere un atteggiamento osservativo costante che si ponga nella logica
della comprensione dell'altro e della condivisione empatica per adattare
costantemente la propria azione ai bisogni del soggetto e alla sua
evoluzione. Occorre poi comprendere il mondo in cui viviamo; alle soglie
del duemila, in quella che siamo ormai abituati a definire società
complessa, si registrano queste tendenze:
- pluralizzazione dei sistemi di
significato e confusione di valori;
ridondanza e frammentazione delle
informazioni;
- presentismo come dimensione del vivere (esiste solo il qui
e l'ora);
- consumismo come modello di comportamento e d'uso del tempo
libero;
- perdita di valore delle tradizionali agenzie di socializzazione
(in primo luogo la famiglia e la scuola
Tutto ciò produce:
- disorientamento e confusione;
- egocentrismo;
- edonismo;
- fuga nel virtuale;
- desiderio di non crescere
Questa situazione, che è caratteristica dell'uomo moderno, è vissuta con
più sofferenza nei ragazzi che debbono lentamente e faticosamente
costruirsi un'identità affettiva e sociale.
Da tutto ciò emerge con forza l'importanza oggi della funzione educativa
dell'adulto genitore che rassicura, condivide, ama, ma anche
responsabilizza ed emancipa. (Meltzer parla del bisogno inconscio del
giovane di attaccarsi alla figura del genitore, anche se coscientemente
l'oggetto familiare è sottovalutato) Dice bon Ciotti nel suo libro: Chi
ho paura delle mele marce? Giovani, droga, emarginazione, Edizioni
Gruppo Abele, SEI, Torino: "I figli hanno bisogno di una cosa
soprattutto: di genitori che vivano accanto a loro e comunichino con la
vita, con la maniera di pensare, le cose importanti per crescere , per
vivere gustando la vita " Egli deve saper offrire al figlio gli
strumenti cognitivi , ma anche emozionali affettivi, per scegliere ,
ordinare le esperienze, attribuire loro senso, acquisire i criteri di
giudizio per interpretare la realtà e orientare i comportamenti.
Molteplici sono i ruoli che un genitore può assolvere nei confronti del
figlio, senza farsi prendere dall'ansia di perfezione ma nella
consapevolezza che molti sono gli sbagli che si compiono ma che proprio
accettandoli e riflettendo su di loro si può costantemente migliorare:
- lo ricarica affettivamente, gli dà sicurezza e conforto quando
l'esperienza della vita ha prodotto emozioni troppo forti che non riesce
a sopportare;
- lo aiuta a superare le difficoltà, a tollerare i
conflitti e a rielaborare in senso positivo le frustrazioni,
richiamandolo al senso di responsabilità e all'impegno;
- lo orienta ai
valori morali;
- lo rassicura e lo aiuta a comprendere il processo della
propria maturazione sessuale e a vivere il proprio corpo nella serenità
e nel rispetto (educazione sessuale);
- accoglie le sue spinte d'autonomia
e favorisce la sua apertura verso il gruppo dei coetanei cercando di far
cogliere il significato profondo dell'amicizia;
- collabora attivamente
all'esperienza scolastica per favorire la sua consapevolezza culturale;
- lo aiuta a rielaborare i contenuti religiosi appresi;
- lo aiuta a capire la società in cui vive, stimolando il senso critico e
la partecipazione al cambiamento.
Al di là delle cose che un genitore può fare, non dobbiamo mai
dimenticare che il suo rapporto con il figlio è basato sull'amore, un
amore pensoso, come diceva Pestalozzi, visto non come egoistica
espressione di possesso e di dominio ma come amore educativo ,
promozione e difesa della libertà personale, che protegge ma aiuta a
separarsi, che è insieme progetto razionale e condivisione di affetti,
donazione verso l'altro e strumento della sua realizzazione come persona
autonoma e creativa.
L'educazione si realizza nella relazione che sottintende la
comunicazione, cioè lo scambio reciproco di messaggi , ma anche la
condivisione di significati, di emozioni, di sentimenti. La
comunicazione è infatti un processo complesso con delle regole precise
che sono state studiate da molti psicologi, sociologie semiologi.
Sinteticamente esse possono essere così riassunte:
- Non si può non comunicare. Noi comunichiamo non solo attraverso la
lingua (codice verbale) ma anche attraverso gesti, atteggiamenti e
movimenti del corpo oppure attraverso altri sistemi di segni iconici o
musicali ad esempio (codice non verbale). Nello stesso momento in cui
noi entriamo in rapporto con una persona , noi comunichiamo.
- In ogni evento comunicativo esiste un messaggio di relazione ed uno di
contenuto. Non sempre ciò che diciamo a parole corrisponde a ciò che
sentiamo veramente e che comunichiamo per esempio con un gesto.
- Ogni messaggio è legato alla personalità, ai pensieri, ai sentimenti di
chi lo emette, dunque va interpretato non in base a stereotipi ma in
relazione all'originalità della persona.
- Ogni messaggio va interpretato in riferimento al contesto (situazione o
ambiente) in cui si è espresso.
La comunicazione avviene sempre nella circolarità dei rapporti: chi
emette un messaggio deve attendere la risposta del ricevente per
emettere il messaggio successivo. Perciò nella reale comunicazione, che
si costruisce in un clima di dialogo e di accettazione reciproca,
ambedue le persone coinvolte subiscono un cambiamento.
In particolare tra genitore e figlio deve instaurarsi una relazione
comunicativa fondata sul dialogo e sulla conferma: una persona conferma
l'altra quando comunica, verbalmente e non, il suo interesse per lei, la
disponibilità ad accettarla per quello che è, la stima e l'aspettativa
positiva che ha verso di lei, oltre naturalmente all'affetto che nutre
nei suoi confronti.
La relazione che si stabilisce tra genitori e figli è però asimmetrica:
i genitori sono cioè per il loro ruolo, la loro età, la loro esperienza
nella necessaria condizione di esercitare autorità nei confronti dei
figli.
Ma autorità in termini educativi non significa gratuito esercizio di
potere ma autentico servizio alla libertà dell'altro, come dice
Laberthonnière. Bisogna infatti sottolineare che libertà significa
acquisire la capacità di elaborare un progetto di vita in base a scelte
consapevoli e orientamenti di valore e di volontariamente adeguare a
loro il proprio comportamento. La libertà è dunque una conquista che un
giovane adolescente deve compiere attraverso un rapporto con un genitore
autorevole che si pone come guida, modello, testimone, strumento della
sua crescita personale.
L'autorità educatrice è un'autorità fondata sul rispetto e sul volere il
bene dell'altro. Non dobbiamo quindi avere il timore di negare certi
comportamenti non corretti dei nostri figli, dobbiamo imparare a
tollerare il conflitto e il disagio che questo produce in noi.
L'importante è che tali negazioni si collochino all'interno di una
relazione comunicativa ricca di affetto e di partecipazione: facciamo
capire ai nostri figli , quando sbagliano, perché sbagliano e
soprattutto facciamo sentire loro che siamo sempre pronti ad aiutarli a
trovare il comportamento giusto.
2) GENITORI E SCUOLA
Il rapporto dei genitori con la scuola è un fenomeno molto complesso
che oggi, a vent'anni di distanza dalla emanazione dei decreti delegati
, mostra vistosi segnali di crisi. La presenza negli organi collegiali,
così come attualmente prevista, non risulta essere uno strumento
efficace a favorire la partecipazione dei genitori alla vita scolastica
sia per carenza di informazioni di cui in parte sono responsabili
i genitori rappresentanti), sia per l'eccessiva burocratizzazione di
tali organi, sia perché di fatto la scuola si presenta ancora come
struttura autoreferenziale, fortemente centrata sulla trasmissione di
informazioni più che sulla dimensione formativa , in cui più
direttamente potrebbero essere coinvolti i genitori.
Bisogna dunque trovare nuove forme, nuove modalità per realizzare
quella continuità scuola-famiglia che è fondamentale per l'efficacia
di qualunque progetto formativo si intenda perseguire. La famiglia è il
principale ambito di sviluppo e di socializzazione dei ragazzi: è lo
spazio interpersonale privilegiato dove si percepiscono, si sperimentano
valori, si prende consapevolezza dei significato della vita, della
fiducia nel futuro. Certo la famiglia a cui pensiamo sa essere
emancipatrice, sa favorire nel figlio l'autonomia, sa essere
responsabilizzante, sa proporre la libertà come luogo di solidarietà, di
testimonianza dell'amore nel senso della gratuità e della reciprocità,
sa essere luogo di iniziazione al senso critico.
Anche l'esperienza scolastica deve essere per il ragazzo opportunità
di ricerca di significato della propria vita e di quella degli
altri, essere luogo di alfabetizzazione culturale in cui acquisire gli
strumenti simbolici per elaborare la propria esperienza ed orientarsi
nel mondo. Tra le due realtà deve quindi prodursi una feconda
intersezione che consenta ai ragazzo di fare un'esperienza educativa non
frammentaria o peggio incoerente.
Occorre però riconoscere alla famiglia la sua qualità di soggetto
attivo, favorendo l'accesso dei genitori a momenti informativi e
formativi e la compartecipazione al progetto educativo della scuola. Non
debbono più essere visti come semplici destinatari di iniziative pensate
dalla scuola; chiediamo loro piuttosto di organizzare, progettare
attivamente percorsi e attività formative, affidiamo loro precisi
compiti. Lo strumento del contratto formativo può aprire orizzonti
nuovi, se inteso come percorso strettamente connesso al POF ( Piano
dell'offerta formativa) e alla programmazione educativa e didattica, che
ha come caratteristica principale la coerenza, l'organicità di un
itinerario trasparente.
Il Piano dell'offerta formativa è il documento che presenta in modo
organico tutte le attività educative e didattiche che la scuola
intende proporre all'interno delle quali genitori de allievi dovranno
scegliere per integrare il percorso curriculare e acquisire crediti
formativi. Viene dunque stabilito un contratto tra la scuola, genitori
ed allievi, il che implica tre momenti importanti: la conoscenza chiara
delle attività e degli obiettivi che si intende raggiungere, la
consapevolezza dello specifico compito che si è chiamati ad assolvere (
cosa deve fare l'insegnante, cosa deve fare l'allievo, cosa devono fare
i genitori), la decisione e assunzione di precise responsabilità di cui
si è chiamati a rispondere.
Il contratto può divenire così lo strumento fondamentale della
comunicazione scuola-famiglia vista nella circolarità di rapporti,
che rende ambedue corresponsabili del progetto educativo e le coinvolge
in un'alleanza pedagogica e in un impegno comune per una nuova politica
formativa. In modo particolare i vari progetti, trasversali alle
discipline ( Progetto giovani, progetti di educazione alla lettura, alla
legalità, alla salute, all'ambiente ecc...) , che toccano aspetti
educativi importanti per la maturazione dei ragazzi, se adeguatamente
conosciuti dai genitori, possono diventare per loro l'occasione per
ripensare la propria dimensione formativa e costruire con gli insegnanti
e con i propri figli spazi di comunione più autentici.
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