Statistiche recenti ci dicono che i bambini, anche molto piccoli,
passano parecchio tempo davanti alla televisione. Il linguaggio
televisivo, specialmente quello usato dai cartoons e dagli spots
pubblicitari, ha delle caratteristiche che lo rendono particolarmente
piacevole ed attraente ai bambini piccoli: immagini nitide e vivacemente
colorate, in continuo movimento, accompagnate da musiche accattivanti e
spesso di forte intensità, effetti visivi e sonori speciali, rapidi
cambiamenti di prospettiva.
Questi elementi stimolano il sistema sensoriale-percettivo tanto da
produrre il fenomeno della attentional inertia: lo schermo cattura a tal
punto l'attenzione per cui si rimane attaccati al video, anche se è
caduto l'interesse per il contenuto della trasmissione e più a lungo si
guarda il teleschermo, maggiore è la probabilità che si continui a
farlo.
Mc Luhan definiva la televisione un mezzo "tattile" per cui il "tubo
catodico" cattura lo spettatore, esposto alla massa seduttiva di
immagini multisensoriali, che ne subisce passivamente il fascino, senza
essere più in grado anche soltanto di muoversi. Non è raro infatti
vedere un bambino davanti alla televisione imbambolato, sonnolente, che
succhia avidamente il ciuccio o qualcos'altro, capace soltanto di
movimenti minimi e ripetitivi.
Inoltre certe immagini particolarmente "forti" hanno un effetto sulle
emozioni tanto da produrre stati di ansia, di paura e, nel bambino
piccolo, veri e propri incubi notturni. Per questo
le televisioni hanno stabilito un codice di autoregolamentazione
con delle fasce protette. Ciò è più evidente quando il
bambino è lasciato per molto tempo solo davanti alla televisione e non
ha nessuno con cui sdrammatizzare, rielaborare scene violente, capire
che non sono reali.
Sì, perché il linguaggio televisivo, che corrisponde al modo di pensare
tipico del bambino piccolo, al bisogno di concretezza visiva, al
carattere globale delle sue rappresentazioni, fa sembrare reale ciò che
invece è artificiale, virtuale, confezionato da altri con precisi scopi.
D'altra parte i bambini, chiusi sempre più in case iperprotette, hanno
poche occasioni per conoscere la realtà direttamente, per esercitare la
loro manualità: la loro esperienza del mondo è sempre più simbolica,
mediata dalle immagini.
Allora dobbiamo come genitori essere consapevoli di tutto questo e
recuperare una progettualità educativa più responsabile, evitando però
di assumere atteggiamenti antistorici e preconcetti che vedono nella
televisione "nemica" la causa di tutti i mali; occorre fare
attenzione soprattutto a
dare
delle regole ai bambini sulle modalità di fruizione per abituarli ad un uso
corretto della tv. D'altra parte è vero che,
anche grazie al suo uso, i ragazzi di oggi hanno strutture mentali forse
meno pronte a recepire il linguaggio dei libri ma sicuramente più capaci
ad accogliere ed elaborare i messaggi dei computers e delle tecnologie
più avanzate.
Si tratta dunque non tanto di andare contro la TV ma contro l'uso che si
fa di essa ed evitare che il bambino sia parcheggiato tanto tempo
davanti alla televisione magari da solo, nella sua camera. Bisogna poi
capire che non basta spegnere con violenza l'apparecchio televisivo;
guardare la televisione rimane per il bambino esperienza così piacevole
che il nostro gesto autoritario non avrà effetti duraturi.
Si tratta piuttosto di rendere lo spazio e il tempo di vita del bambino
così bello, così piacevole, così interessante da sentire meno forte il
bisogno di accendere la TV. Costruiamo uno spazio e un tempo in cui ci
sia la relazione affettuosa con l'adulto, la scoperta esaltante degli
altri e del mondo, l'esercizio costante dell'immaginazione, l'esperienza
di gioco come movimento, conoscenza e coscienza del proprio corpo, come
esplorazione concreta delle cose da toccare, manipolare, modellare, come
finzione, spazio simbolico in cui superare le paure e le ansie, come
relazione comunicativa con gli altri.
Stimoliamo il bambino a "giocare con le immagini", a capovolgere le
situazioni viste in TV per inventare, con gli stessi personaggi, nuove
storie da drammatizzare, aiutiamolo a raccontare a un adulto, che sa
ascoltare e tranquillizzare, ciò che ha provato davanti alla TV. La
famiglia, la scuola, spazi condivisi in cui il bambino fa esperienze
relazionali significative, possono aiutarlo a superare la passività della
visione televisiva e accompagnarlo in questo viaggio fantastico, in cui
le immagini televisive sono il pretesto per liberare la propria
creatività ed esprimere attivamente i propri sentimenti.
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