L'autonomia
pone per la scuola un duplice ineludibile traguardo: garantire il
diritto di tutti allo studio nel doppio significato di diritto di
accesso e di successo, interpretando la diversità come valore e risorsa
ed il diritto alla qualità dell'istruzione, condizione unica per
garantire ai giovani una moneta culturale competitiva nell' odierna
realtà economica caratterizzata dalla complessità e dalla
mondializzazione dei mercati e dei consumi.
C'è però un altro aspetto che qualifica il sistema dell'autonomia e cioè
che essa permette di individuare le criticità del contesto di
riferimento e pertanto è in grado di tener conto e di valorizzare le
variabili che connotano l'istituzione scuola e cioè l'ambiente, la
cultura locale, gli stili cognitivi degli alunni e le risorse che
costituiscono la questione centrale di ogni innovazione.
Ne consegue, pertanto, che autonomia significa, in sintesi estrema
responsabilità per quanto riguarda 1 'intenzionalità delle scelte
educative, la chiarezza dei fini, la possibilità della valutazione e del
controllo degli esiti.
In questo rinnovato contesto, l'azione della famiglia non può più
limitarsi ad una posizione di attesa dei risultati del processo
educativo nella convinzione della perfetta corrispondenza fra l'azione
della scuola e le richieste della società. E' vero che quando questa
coerenza è venutaci mancare la famiglia non ha risparmiato alla scuola
critiche e accuse non considerando che ben poco poteva essere addebitato
agli operatori della scuola, ai quali, va comunque riconosciuto il
merito di aver attivato dall'interno i processi di cambiamento e di
ammodernamento del sistema scuola attraverso l'elaborazione dei primi
progetti sperimentali.
Oggi la famiglia è chiamata, insieme alle altre componenti, a costruire
il POF della scuola e questa partecipazione può efficacemente
contribuire a contrastare una tendenza pedagogica oggi dominante che è
quella di porsi nel lungo periodo in senso decisamente distrutti vista.
In questa ottica si è posto Brezinka il quale, nella sua opera
"Educazione in una società disorientata", 1991, conclude che, mancando
oggi un quadro consolidato di valori e certezze 1 'unica scommessa che
può vincere la scuola e quella di ripiegarsi sull 'istruttivo e quindi
sul funzionale.
Ciò porta naturalmente ad una visione strumentale dell'educazione quanto
il soggetto che dovrà essere formato solo come incarnazione di funzioni
economiche, quasi un terminale passivo, non gli permette di costruire
un globale progetto di vita;
in questa posizione c'è quindi una sostanziale indifferenza per la
persona dello studente che vale soltanto per quello che sa e che può
produrre.
A questa affermazione che possiamo definire qualunquismo educativo, la
nuova responsabilità della famiglia è quella di collaborare affinché
l'autonomia non si risolva soltanto nello sforzo di razionalizzazione ed
i efficientizazzione della scuola come organizzazione, ma si evolva nel
senso di costruire la scuola come momento di integrazione socio politica
e l'alunno come soggetto attivo di partecipazione e democrazia.
La famiglia non potrà limitarsi, pertanto, ad interagire con la scuola
in maniera marginale, magari proponendo elementi che definiscano la
parte opzionale del curricolo per arricchirlo o attualizzarlo.
L'interazione scuola famiglia dovrà incidere sulla stessa "mission"
dell'istituzione scolastica alla quale la famiglia dovrà contribuire con
proposte di contenuti e strategie che vadano nel senso dell'affermazione
di un modello d'istruzione che assicuri la formazione di competenze
caratterizzate dalla professionalità, cioè applicabili a settori
concreti di attività, ma in stretta connessione con il momento della
formazione culturale e civile, nella consapevolezza che la conoscenza
deve essere finalizzata alla assunzione di responsabilità e compiti da
rendere alla società nel suo complesso.
|