La
seconda conferenza, come illustrato dalla professoressa Falcinelli, è
stata caratterizzata dall’incontro con chi offre delle risposte nel
quotidiano, con chi si confronta con il disagio lavorando con le persone
che soffrono. Qualsiasi risposta, per essere vincente, deve muoversi in
una logica comunitaria e deve recuperare quella capacità educativa, quell’attenzione ai più piccoli che gli adulti hanno smarrito. Occorre
una grande attenzione educativa, che sappia recuperare i valori della
persona, che la società consumistica ha smarrito, come evidenziato con
forza da Don Antonio De Paolis. È necessario il riconoscimento del
valore e della dignità di qualunque persona, è ciò richiede empatia,
condivisione, testimonianza, offerta d’aiuto, costruzione di un contesto
che possa sorreggere chi è nello smarrimento, con l’umiltà
dell’educatore che sa proporre e non vuole imporre.
SCHEDA BIBLIOGRAFICA DI APPROFONDIMENTO
LA CRISI DELLA COPPIA
ANDOLFI MAURIZIO (a cura di), La crisi della coppia. Una prospettiva
sistemico-relazionale, Raffaello Cortina editore, Milano, 1999.
Si tratta di una raccolta di saggi, a cura di Maurizio Andolfi,
neuropsichiatria infantile, professore di psicodinamica dello Sviluppo e
delle relazioni familiari, molto significativi per la comprensione della
cornice storica, sociale e relazionale in cui prendono forma i nuovi,
complessi sviluppi della coppia, sistema in crescente fragilità, segnato
dal disagio relazionale in cui tutti viviamo.
I saggi hanno stili espositivi diversi che ben concorrono a rendere un
quadro d’insieme evidenziandone la complessità.
Il volume è suddiviso in quattro parti:
I. Lo sviluppo del sistema coppia, in cui particolare interesse
rivestono i saggi di:
D’ANGELO C., La scelta del partner.
SCABINI E., GRECO O., La transizione alla genitorialità.
II. La sessualità nella coppia, in cui si segnala:
VELLA G., SOLFAROLI CAMILLOCCI D., Sessualità e alleanza coniugale:
III. Crisi di coppia, quale terapia?, in cui si segnala:
RUBINSTEIN NABARRO N., IVANIR S., La terapia delle coppie di mezza età.
IV. Separazioni di coppia e nuove forme di famiglia, in cui si segnala
un fondamentale saggio:
CIGOLI V., Il patto infranto, in cui si sottolinea, in prospettiva
simbolico-relazionale, come i legami siano eterni, perché segnano
indelebilmente la psiche dei coniugi. Nasce da qui la conflittualità
“ontologica”, dal voler infrangere ciò che è profondamente significato
dal “per sempre”.
SULLE TRACCE DEL PADRE
ANDOLFI M. (a cura di), Il padre ritrovato. Alla ricerca di nuove
dimensioni paterne in una prospettiva sistemico-relazionale. Franco
Angeli, Milano, 2001.
Perché, e dove, cercare nuove dimensioni della paternità?
Il testo ci conduce sulle tracce del padre alle soglie del terzo
Millennio, guidandoci su piste differenti, ma che concorrono,
integrandosi e convergendo, a delineare la figura del padre come persona
in relazione, caratterizzata dalla propria specificità genitoriale
maschile.
Il testo , che prende l’avvio da un Convegno di studio organizzato
dall’Accademia di psicoterapia della famiglia a Roma nel maggio 1999,
sul tema Il padre in una società in trasformazione, si raccomanda per la
completezza tematica e per l’efficacia dell’impianto espositivo, che ha
una valenza formativa e non solo informativa, completata da una
interessante e fruibile Bibliografia ragionata.
Trenta autori “noti studiosi e terapeuti della famiglia si interrogano
sulle trasformazioni del padre e della famiglia all’inizio del terzo
Millennio, seguendo un itinerario assai variegato alla ricerca della
dimensione paterna”(p.14), partendo da una considerazione: tutto il
mondo dell’infanzia “ruota sulla dimensione del femminile (p.13), con
grave scompenso nella importante dialettica e condivisione tra maschile
e femminile, così fondamentale nella crescita equilibrata e nella
formazione dell’identità del bambino”“Lo sbilanciamento numerico è
presente nell’ambito pediatrico e tra gli psicologi clinici, in quello
scolastico [dove si continua a definire “materna” quella che è la
“scuola dell’infanzia”] e in tutti quei servizi di assistenza sociale,
deputati al delicato compito di valutare le situazioni di affido, di
adozione, di abuso infantile. […].
Per non parlare dei servizi di cura,
che, definendosi materno-infantili non includono il paterno neppure nel
titolo Per non parlare dei consultori familiari, in cui la parola
famiglia potrebbe far immaginare una presenza paterna: purtroppo si dice
che il padre è assente, troppo impegnato nel lavoro,disinteressato o
dannoso: a ciò fa da contrasto una madre che è sempre presente,
coinvolta, interessata, magari un po’ ansiosa, ma responsabile.[…]
Ancor meno evidente è la sua presenza nella testa e nell’operato del
sistema della giustizia, allorquando si devono prendere decisioni
difficili come l’affidamento dei figli nel crescente numero di
separazioni coniugali ostili.
Semmai di padre se ne parla e anche molto per quegli innumerevoli
episodi di violenza da costui perpetrati nei confronti di figli
incolpevoli.
Di fatto il padre o è assente quando non dovrebbe esserlo, oppure è fin
troppo presente in modo sbagliato e distruttivo all’interno della
famiglia. (p.14) […].
A tutto ciò si aggiunga il fatto che le teorie prevalenti sullo sviluppo
dell’età evolutiva, le teorie dell’attaccamento, oggi sempre più
sviluppate, nonché le teorie psicoanalitiche descrivono il paterno e la
sua funzione in modo in modo assai astratto, ma soprattutto non portano
a prassi che includono il padre nell’unità di osservazione e di
trattamento del bambino.[…].
La terapia infantile
in senso lato trascura alla base la costruzione della relazione precoce
padre-bambino e non la osserva neanche quando il bambino non è più nella
prima infanzia.[…].
La domanda, duplice, è questa: Se così stanno le cose, e spesso così
stanno, perché dover ricercare questo padre? e cosa fare per andare alla
scoperta di una paternità positiva? (p. 14).
Seguendo una prospettiva sistemico-relazionale, vengono esplorati nuovi
modi di essere padri e vengono sottolineate risorse e sensibilità
specifiche del maschile nella crescita dei figli, al di là dei
pregiudizi e degli stereotipi sociali, che oscillano tra il vecchio
modello dell’autoritarismo paterno privo di anima e il nuovo prototipo
di mammo, che per accedere al mondo del figlio dovrebbe imitare il
materno senza scoprire una sua propria identità”.(p. 14).
Il primo punto fermo è proprio questo: la funzione del padre ha una sua
propria peculiarità “maschile”, e il disattenderla, per ignoranza o per
ideologia, conduce i “padri sull’orlo di una crisi di nervi tra biberon
e pannolini da cambiare”, come recita un titolo del quotidiano “La
repubblica” del 22 marzo 2003. Il sottotitolo spiega efficacemente,
anche se involontariamente, dove sta il problema: “così nasce il daddy-stress: troppo difficile calarsi nel ruolo”. La parola chiave è
proprio quest’ultima, il ruolo. Dopo aver ingabbiato le madri nel ruolo,
ora anche gli uomini avvertono l’insopportabile coercizione del ridurre
la persona allo stereotipo del ruolo, gabbia deformante e livellante
l’individualità personale e le relazioni che si instaurano all’interno
della famiglia.
Il volume è suddiviso in quattro parti:
I. Il padre in trasformazione, in cui si segnalano tre saggi
fondamentali:
ANDOLFI M., Vuoti di padre (pp. 19-40, con Bibliografia).
QUILICI M., Separazione e affidamento: paternità negata? (pp. 58-79, con
Bibliografia).
MEDINA CENTENO R., Contesti e condizioni della nuova paternità: alla
ricerca dell’istinto paterno.
II. Il padre in situazioni problematiche, in cui si segnala:
FRANCESCATO D., Lavoratori stressati e padri inadeguati: come cambiare?
(pp.125-144, con Bibliografia).
DE LEO G., PETRUCCELLI I., Il padre violento, (pp. 146-158, con
Bibliografia).
III. Il padre in diversi contesti culturali.
IIII, Il padre nell’esperienza della psicoterapia.
DE BERNART R., Bibliografia ragionata sul padre (pp. 326-238)
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