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Atti dei convegni
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INFANZIA A RISCHIO
IN FAMIGLIE SMARRITE:
QUALE SITUAZIONE?
QUALE PREVENZIONE?
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INFANZIA A RISCHIO
IN FAMIGLIE SMARRITE:
ALCUNE RISPOSTE
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INDIETRO |
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INFANZIA
A RISCHIO IN FAMIGLIE SMARRITE:
QUALE SITUAZIONE? QUALE PREVENZIONE?
DON ANTONIO DE PAOLIS
Sacerdote
IL LEGAME-RELAZIONE GENITORIALE: RIFLESSIONI ANTROPOLOGICHE PER NON
SMARRIRE L'IMPEGNO NELLA CURA DEL FIGLIO-FANCIULLO SOGGETTO DI GIUSTIZIA |
L’intervento
di Don Antonio de Paolis, sacerdote formato all’Istituto Giovanni Paolo
II per studi su matrimonio e famiglia, presso la Pontificia Università
del Laterano: si è sviluppato tenendo conto, principalmente, del
significato pastorale attribuito all’incontro, secondo una duplice
prospettiva, contenutistica e metodologica, etica e psicologica,
rispettivamente propria dell'Antropologia adeguata al disegno di Dio su
persona, matrimonio e famiglia, alla luce del Magistero di Giovanni
Paolo II, e della prospettiva simbolico- relazionale, frutto dei più
recenti e accreditati studi di psicologia, che hanno come punto di
riferimento il lavoro interdisciplinare del Centro studi e ricerche
sulla famiglia dell’Università Cattolica di Milano.
La riflessione, finalizzata a offrire all’attenzione quei valori che
fondano e generano l'essenza dei fattori ontologici e ontici che danno
vita alle qualità originali di ogni realtà familiare, e ad abbozzare
riflessioni che provochino ad assumere un cammino ulteriore di
responsabilità verso il soggetto più debole e vulnerabile qual è il
fanciullo, sviluppa alcune sostanziali questioni che riguardano gli
aspetti antropologici, teologici e filosofici, che entrano della
relazione drammatica genitore/figlio:
1. il valore ontologico della persona;
2. la famiglia come luogo generativo della persona “figlio”;
3. la persona del figlio soggetto di giustizia;
4. i figli del divorzio: bambini orfani di genitori vivi;
5. le radici della crisi nella famiglia, fonte della sofferenza
innocente dei bambini;
6. l’appello alla coscienza smarrita e il richiamo alle Virtù.
1. IL VALORE ONTOLOGICO DELLA PERSONA
Questione nodale al centro di tutto è la persona, nella fattispecie
la persona-fanciullo. Nella cultura odierna si registra un vuoto circa
il valore della persona, questione che sta molto a cuore al Pontefice,
che ha fondato l’Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e
famiglia, presso l’Università del Laterano, proprio per riporre al
centro di tutto la persona, e vincere l’atteggiamento dominante per cui,
oggi, tutto è ritenuto discutibile, e la stessa legge naturale è
diventata opinabile. Oggi tutto è diventato ovvio: non si parla di ciò
che, ontologicamente, la persona “è”. Le nuove etiche ideologiche fanno
passare messaggi occulti che rimettono in discussione cos’è la persona.
Il valore della persona, la cui identità si costituisce nella famiglia,
si fonda sui quattro pilastri dell’Amore, della Verità, della Giustizia
e della Libertà. Sono, questi, gli elementi fondativi contro cui le
ideologie combattono: con la pretesa di proporre una emancipazione, in
realtà distruggono la persona stessa, quando pretendono di scindere la
giustizia dall’amore, o la libertà dalla verità. Così, per esempio, se
si pone solamente il rapporto persona-diritto, ci si colloca in una
prospettiva di rivendicazioni che non tengono conto della virtù della
giustizia (trascurata o non conosciuta). Ci si appella al diritto per il
vantaggio dei propri interessi.
2. FAMIGLIA COME LUOGO GENERATIVO DELLA PERSONA FIGLIO
Appare evidente che non si dà la persona se non in un legame-relazione
genitoriale. La luce dell'intelletto, la ragione, ancor prima della
coscienza cristiana, è in grado di conoscere e ri-conoscere la famiglia
come unica realtà capace di fondare adeguatamente la dignità e
l'identità della persona umana, nella sua singolarità. È dimostrato
dalla ricerca e dall'esperienza psicologica che il singolo essere umano,
la persona umana, solo nella famiglia ha il suo alveo naturale in cui
acquista la sua identità e prende forma la sua personalità.
La famiglia è il luogo nativo, originale, dove l'identità della persona
si costituisce attraverso l'agire che si esprime mediante legami
ontologici e ontici generativi, all'interno delle relazioni qualitative
di scambio che danno vita a tensioni drammatiche, in cui è continuamente
implicata la libertà delle singole persone che la compongono. La
generatività è la categoria ontologica, psicologica ed etica, in cui i
legami trovano il loro fondamento e gli orientamenti di sviluppo; è la
categoria specifica dell’umano attraverso cui si attua la discontinuità
tra il determinismo biologico-istintuale e la capacità tutta umana e
personale di scegliere, di non farsi imprigionare in codici
comportamentali deterministici a livello di specie.
Elementi essenziali della relazione etica tra genitore e figlio - ossia
del sé con-e-per l'altro - sono la Libertà, l'Amore e la Verità sul
bene, che consentono l'agire libero dei singoli a fare di se stessi un
dono. E' in tale alveo etico che l'Io e il Tu dei coniugi, assume una
connotazione nuova, come identità originale unica e irrepetibile, di un
Noi autenticamente generante. Se le famiglie, i coniugi, i genitori sono
aiutati a capire che il figlio è persona, chiamata all’essere, allora si
possono superare e correggere tutte quelle deformazioni etiche che
alterano le relazioni familiari e procurano vere e proprie ferite,
origine della sofferenza innocente del figlio.
3. LA PERSONA DEL FIGLIO SOGGETTO DI GIUSTIZIA
Il bambino è stato a lungo considerato non-persona perché “infante”,
colui che non parla e, quindi, non è importante. Solo di recente è
diventato soggetto di diritti, ma si può affermare che è anche soggetto
di giustizia? La persona-fanciullo è stata riconosciuta soggetto di
diritto e perciò di giustizia solo con le Dichiarazioni e Convenzioni a
difesa del fanciullo formulate nella seconda metà del secolo XX; a tale
proposito si possono ricordare: la Dichiarazione dei diritti dell’uomo
(ONU, 10 dicembre 1948), la Dichiarazione dei diritti del fanciullo
(ONU. Novembre 1959);(la distanza cronologica di 11 anni nell'approvare
queste due Dichiarazioni è sintomatica a proposito di quanto stiamo
dicendo) la Dichiarazione sull'affidamento e l'adozione del fanciullo
(ONU, novembre 1986); la Convenzione sui diritti del fanciullo (ONU, 20
novembre 1989) Tale Convenzione, sottoscritta immediatamente da 61
Paesi, è entrata in vigore il 2 settembre 1990, dopo la ratifica di 20
Stati.
La situazione italiana è regolata dalla Legge Turco-Napolitano, del 28
agosto 1997, n. 285, “Disposizioni per la promozione di diritti e di
opportunità per l’infanzia e l’adolescenza”. Anche se è aumentata
l'attenzione al bambino come soggetto personale, tuttavia i fatti
dimostrano come siamo ancora lontani dal riconoscere il concepito, il
neonato, l’infante portatore di diritti, sempre e comunque inviolabili
già dal concepimento, comunque questo avvenga. Tutte queste "categorie"
di in-fante non hanno avuto il medesimo il medesimo riconoscimento
giuridico. L'etica cristiana afferma che i diritti inviolabili del
bambino debbano essere riconosciuti, in quanto persona, non solo nella
concretezza del suo essere in atto, ma anche in quanto essere in
potenza, ossia ancora legato nell'alveo ontologico del possibile.
Emblematiche della riduzione del bambino a oggetto, a non-persona, sono
le due posizioni, opposte, di chi il bambino non lo ha voluto, oppure di
chi lo ha voluto a tutti i costi. Entrambe egualmente deformazioni
etiche che condizionano la famiglia e tramutano la generatività in
degeneratività. Il chiamare alla vita vede l’intervento misterioso di
Dio, e quindi dire “voglio” oppure “non voglio” un figlio significa non
aver chiaro il significato della procreazione e della relazione
“generativa”. Qui tutta l’attenzione è concentrata sul Noi
individualistico dei coniugi, per cui nel rapporto genitoriale triadico
viene a mancare proprio la consapevolezza che il terzo- il figlio- è
persona, e che il noi dei coniugi riguarda anche il Noi di Dio: i
coniugi pro-creano: la generazione di un figlio non è mera riproduzione,
ma è cooperazione alla creazione. La procreazione non termina con il
parto, che segna l’inizio di relazioni familiari generative che si
esplicano nell’impegno di ogni genitore di prendersi cura della crescita
affettiva ed etica del figlio.
4. I FIGLI DEL DIVORZIO: BAMBINI ORFANI DI GENITORI VIVI
Il divorzio è l’estrema conseguenza, dove più radicalmente decade la
generatività, che si manifesta con differenti forme di relazioni e di
conflitti tra i coniugi, il cui spessore psicologico ed etico è
assolutamente differente dal punto di vista dell’esito, ma di cui il
livello ontologico indica la crucialità e la gravità. Si entra nella
logica del diritto, della legge, nella logica mercantile della
regolazione dei conti e dei beni e perciò delle rivendicazioni; si passa
dall’amore-dono alla “difesa dal nemico”, in cui i figli e il patrimonio
diventano strumenti di ricatto tra belligeranti.
Le conseguenze psicologiche nei figli coinvolti nella discordia e nel
conflitto coniugale - qualunque sia l’età cronologica, il sesso, la
condizione economica e sociale - sono riassumibili in una semplice
espressione: i figli che si trovano a subire il divorzio «sono assai
poco familiari con ciò che è loro proprio, sia esso pensiero,
sentimenti, o ideali»: sono derubati di ciò che è loro proprio come
persona in crescita, sul piano affettivo ed etico.
Sul piano delle relazioni sono immersi nella confusione e nel senso di
disorientamento conseguenti alla necessità di dovere ridefinire la
propria identità mentre questa è ancora in fase di sviluppo e necessita
della cura responsabile e rassicurante che solo la funzione materna e la
funzione paterna congiunte possono assicurare. Quando il matrimonio
fallisce, trascina con sé il bambino, che impara a re-agire e non più ad
agire in libertà, giustizia, verità e amore; non più in relazione, entra
nella re-azione, entra in una gravissima sofferenza innocente: si sente
orfano di genitori vivi.
5. LE RADICI DELLA CRISI NELLA FAMIGLIA, FONTE DELLA SOFFERENZA
INNOCENTE DEI BAMBINI
C‘è una domanda ineludibile che ci dobbiamo porre: oggi, che tipo di
coscienza ha la Comunità civile e politica della famiglia e del
fanciullo?
Dai fatti che riempiono la cronaca e dalle informazioni che recepiamo a
livello anche locale, possiamo dire che si tratta di una coscienza
smarrita, che è all’origine della gravissima crisi in cui versano la
famiglia e il diritto del fanciullo. Già la Gaudium et Spes, che fonda
la dottrina sul matrimonio secondo la prospettiva personalistica (47c),
a suo tempo ha posto in evidenza i pericoli incombenti sulla famiglia. A
questo importante documento del Concilio hanno fatto seguito quelli del
magistero ordinario di Giovanni Paolo II e delle varie Conferenze
Episcopali.
L'intenzione di fondare una unione coniugale a partire da un
soggettivismo autoreferenziale, oppure da una emancipazione dalla
Comunità ridotta a semplice testimone giuridico d'un fatto inteso come
privato, rivela, tra gli altri, un vuoto etico che condiziona la qualità
dell'agire: l'assenza di uno spazio adeguato concesso alle virtù, in
modo speciale alle virtù della prudenza e dell’umiltà. Tale assenza
“scardina” la communio generativa nel consenso coniugale, nel matrimonio
e nella famiglia.
La responsabilità nell’eludere o nell’opporsi alle virtù è attribuibile
alla persona in quanto «ente concreto nel quale si realizza la
potenzialità propria della natura razionale in base alla quale la
persona agisce coscientemente, così come attraverso la volontà». L’uomo
è padrone dei suoi atti. Sulla persona in quanto tale, ricadono, in
primis, le conseguenze etiche (ma anche psicologiche e fisiche) di tali
atti; conseguenze che acquistano poi caratteristiche e gravità
specifiche in base alla diversa collocazione d'ogni persona nella
complessità delle relazioni familiari fratturate.
6. L’APPELLO ALLA COSCIENZA SMARRITA E IL RICHIAMO ALLE VIRTÙ
Perché la coscienza si smarrisce? La coscienza, non adeguatamente
formata e non rinforzata costantemente con l'adesione alle virtù, in
special modo l'umiltà, la prudenza e la giustizia, può perdere la
limpidezza della conoscenza che l'aveva formata, smarrendo così il senso
della verità e della libertà, il senso della legge che impegna la
libertà. La coscienza, in altre parole, può deformarsi a causa di nuove
ed equivoche elaborazioni ideologiche. A tutto questo può concorrere
l'essersi disancorati da chi ha l'autorità di insegnare e guidare quale
garante in materia di fede e di morale.
Volendo considerare le responsabilità etiche all'interno delle relazioni
coniugali e generazionali, c'è da sottrarre all'ovvietà un atto etico
che spesso precede e accompagna, rispettivamente, il formarsi del
vincolo coniugale e del nucleo familiare nel divenire delle relazioni al
loro interno; atto che costituisce il supporto etico fondativo
essenziale: è la sincerità, pietra angolare di tutto l'edificarsi
coniugale e famigliare, principalmente del momento conoscitivo del
fidanzamento prima, della vita coniugale poi.
La sincerità è, cioè, quella virtù che consiste nella disposizione a
essere veridici su se stessi, ossia a sembrare quello che si è. La
sincerità ha qui un significato virtuoso, non obbligante in senso
assoluto, né è una conditio sine qua non per il divenire della vita
coniugale. Dove non c’è verità, non c’è l’originalità propria
dell’identità della persona,, non c’è “carattere” ma “ruolo” per una
funzione estrinseca all’identità morale. È negata la reciprocità e
rafforzata la pretesa di un’autonomia egocentrica. L’esigenza della
sincerità è fondativa di un libero e vero consenso, in particolar modo
nel tempo del fidanzamento. Non si tratta di pretendere il rivelarsi
reciproco dei propri peccati, ma di esplicitarsi sulla propria identità,
mossi dall’umiltà e dalla giustizia.
Così la verità su se stessi taciuta o ridotta, e l'amore derivante da
essa, sono di qualità speculari, corrispondenti alla qualità di un amore
forgiato su ciò che verità non è, ossia sono ambedue menzogna. Il
problema etico che si pone in partenza, dunque, è la predisposizione del
singolo alla verità su di sé come giustizia, quale atto legato alle
virtù dell'umiltà e della prudenza. Camminando nelle virtù cardinali
della prudenza, della fortezza e della temperanza, che sono accessibili
e condivisibili anche per i non credenti, si può ben scoprire che la non
verbalità dell’”infante” impegna e richiede la responsabilità
dell’adulto, che lo deve riconoscere soggetto di giustizia, assumendosi,
di conseguenza, tutte le responsabilità di cura sul piano affettivo ed
etico.
E il figlio, chiamato alla vita, di fatto è chiamato ad entrare, a
partecipare e a godere nella e della comunione interpersonale generativa
genitoriale con la sua libertà e identità, con - a suo tempo - una
adulta responsabilità, la cui qualità certamente dipenderà dalla forma
psicologica ed etica che gli è stata trasmessa e fatta acquisire e resa
possibile dall'Amore e dalla qualità della relazione genitoriale attuale
e futura. Il figlio pertanto risponderà all'amore con l'amore, con
quello che avrà acquisito nella sua ontologica struttura affettiva ed
etica, e nella forma peculiare della sua personalità.
Da quanto esposto risulta chiaro e si capiscono bene quali complessi
fattori sono all’origine delle separazioni o delle inadempienze
educative dei genitori, e quali gravi danni ne conseguano. Quando i
coniugi entrano in conflitto, probabilmente non hanno chiara le
conseguenze e la gravità delle loro decisioni, che possono condurre a
una vera e propria malattia dello spirito. Quando i genitori si
separano, determinano una frattura anche all’interno del proprio figlio,
e la persona non cammina più nell’amore, nella verità, nella giustizia,
nella libertà.
Occorre ricominciare dalle coscienze formate e illuminate dalle virtù
della prudenza, della giustizia affidandosi all’insegnamento, al
sostegno e alla guida della e nella Comunità. Si tratta di fare appello
al cuore dell’uomo, alla sua coscienza in cui è inscritta la legge
naturale: non “tu devi”, ma, in umiltà, perché nessuno può essere
giudicato, chiedere di consegnarsi alla Comunità, il terzo, testimone
che aiuta a recuperare le verità della persona e del legame, e propone
la via delle virtù a chi ha smarrito il senso di se stesso, della
famiglia e non sa riconoscere il valore della persona.
All’Io smarrito si propone la via del coraggio di domandare a se stesso
e alla Comunità ecclesiale, come extrema ratio positiva, a motivo della
strutturale fragilità, di poter aderire ad un percorso etico e di
comunione; come «uomo che [ri]-incomincia la strada della sua verità non
eludendo la propria miseria, ma offrendola allo sguardo rigeneratore del
Cristo».
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INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE
Familiaris Consortio, Esortazione apostolica postsinodale di Giovanni
Paolo II, 30 Dicembre 1988.
Donum Vitae,
Veritatis Splendor, lettera enciclica di Giovanni Paolo II circa alcune
questioni fondamentali dell’insegnamento morale della Chiesa,6 Agosto
1993.
Evangelium Vitae,
Mulieris Dignitatem, Lettera apostolica sulla dignità e la vocazione
della donna, 15 Agosto 1988.
Lettera alle Famiglie di Giovanni Paolo II, 2 febbraio 1994.
Discorso di Giovanni Paolo II ai prelati uditori, officiali e avvocati
del Tribunale della Sacra Rota Romana, in occasione dell’inaugurazione
dell’Anno Giudiziario 2002, 28 Gennaio 2002.
Direttorio di pastorale familiare della CEI
[Si tratta di alcuni dei più autorevoli documenti del Magistero di
Giovanni Paolo II e delle Conferenze Episcopali contenenti analisi di
altissimo profilo antropologico, dottrinale e giuridico, dell'attuale
situazione, molto importanti per un lavoro di protezione della
persona-fanciullo].
DE HARO R. G., Matrimonio & Famiglia nei documenti del Magistero, Ed.
ARES, Milano, 2000.
SCOLA ETTORE, Il mistero nuziale, 1.Uomo – Donna, PUL, Mursia, Roma,
1997.
SCOLA ETTORE, Il mistero nuziale, 2. Matrimonio – Famiglia, PUL, Mursia,
Roma, 1998.
SCOLA ETTORE, Uomo –Donna. Il caso serio dell’amore, Marietti 1820,
Genova-Milano, 2000.
[I primi due compongono una poderosa ed esaustiva opera, il terzo titolo
corrisponde a un testo egualmente profondo, ma più sintetico e a
carattere divulgativo].
CAFFARRA C., Viventi in Cristo, Jaca Book, Milano, 1981.
GUARDINI R., Persona e libertà. La Scuola, Brescia, 1987.
GIUSSANI L. Alla ricerca del volto umano. Contributo ad una
antropologia, Jaca Book, Milano, 1984.
TAGLIAPIETRA A., Filosofia della bugia, Bruno Mondadori, Milano, 2001.
Tra i saggi di psicologia concernenti i fondamenti ontologici e
psicosociali dei legami e delle relazioni familiari e i rischi connessi
a separazione e divorzio:
CIGOLI V., La dimensione etica nell’azione familiare, in AMERIO P.,
Forme di solidarietà e linguaggi della politica, Bollati Boringhieri,
Torino,1996.
CIGOLI V., Intrecci familiari: realtà interiore e scenario relazionale,
R. Cortina Ed., Milano, 1997.
SCABINI E., CIGOLI V., Il famigliare. Legami, simboli e transizioni, R.
Cortina Ed., Milano, 2000.
SCABINI E., ROSSI G., Dono e perdono nelle relazioni familiari e
sociali, Vita e Pensiero, Milano, 2000.
CIGOLI V., Psicologia della separazione e del divorzio,Il Mulino,
Bologna, 1998.
BOLLEA G., Le madri non sbagliano mai, Universale Economica Feltrinelli,
Milano, 1992.
[contiene, in appendice, un profondo e significativo saggio dello stesso
Autore I rischi della separazione familiare. Separazione o divorzio
“imperfetti” o “quasi perfetti”] [www.minori.it].
.MONTECCHI F., Le separazioni coniugali conflittuali come spazio per
l’abuso dei figli, relazione per il Convegno “Bambini a metà”- La tutela
dei figli nelle separazioni e nei divorzi,Roma, 26 maezo 1999.
[www.minori.it].
Circa i diritti dei bambini e sulle problematiche dell’infanzia negata:
LORENZINI S., Bambini, i diritti, le vite. Dalla Convenzione sui diritti
del fanciullo a concreti percorsi di crescita, in “Infanzia”, 3, marzo
2003.
NOVARA D., BOCCALINI L., Tutti i grandi sono stati bambini: per un uso
educativo della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia,
Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2000.
ANGELINI G., Il figlio, Vita e Pensiero, Milano, 1994.
RESTA E., L’infanzia ferita, Laterza, Bari, 1998.
BINASCO M., Il contributo della recente psicoanalisi alla questione
della coscienza del bambino, in “Anthropotes”, XVII, n.1, 2001.
FRABBONI F., La scomparsa dell’infanzia dagli schermi del Novecento, in
“Infanzia”, 1-2, gennaio-febbraio 2003
BALES K., I nuovi schiavi. La merce umana nell’economia globale,
Feltrinelli, Milano, 2000.
FOTI C., BOSETTOC., MALTESE A., Il maltrattamento invisibile, Franco
Angeli, Milano, 2000.
ROCCIA C., Riconoscere e ascoltare il trauma, Franco Angeli, Milano,
2001.
DUMESNIL F., Genitore responsabile, bambino equilibrato, San Paolo,
Torino, 2000.
Per una sintesi di tutte le problematiche trattate:
DE PAOLIS A., “Le conseguenze etiche e psicologiche della frattura del
vincolo nuziale nei coniugi e nei figli”, febbraio 2003. [ricerca
originale secondo una duplice prospettiva, contenutistica e
metodologica, etica e psicologica, in cui si integrano in modo non
estrinseco rispettivamente la prospettiva propria dell'Antropologia
adeguata al disegno di Dio su persona, matrimonio e famiglia, alla luce
del Magistero di Giovanni Paolo II, e la prospettiva simbolico-
relazionale, frutto dei più recenti e accreditati studi di psicologia,
che hanno come punto di riferimento il lavoro interdisciplinare attuato
del Centro studi e ricerche sulla famiglia dell’'Università Cattolica di
Milano. Contiene una bibliografia esaustiva , sia per gli aspetti più
propriamente etico-teologici, che per quelli psicologico-sociali]. |
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